Pasqua 2021

Andare oltre: questo è il significato originario della Pasqua.
Un passaggio annuale che ci piace tradurre in rinascita, evocando le antiche feste del raccolto e la gratitudine per la terra che rifiorisce.
Nella religione cristiana annuncia la resurrezione, la possibilità di vincere la morte.
Qualunque sia la nostra fede, una o molte, solenne e fissata nel rito o più modestamente espressa solo nella fiducia, ricordare che possiamo andare oltre segnala il cammino umano, nel mistero della storia individuale come in quella collettiva.
L’anno scorso eravamo in un clima di morte diffusa e imprevista, l’improvvisa paura ci spingeva a dichiarare immediata speranza, come se fosse una sostanza prodotta dalla mente così come il corpo produce adrenalina di fronte allo spavento.
Quest’anno sappiamo che andare oltre non significa solo scivolare lungo il canale del nostro tempo cercando di evitare inciampi, ma scegliere direzioni, parole, compagne e compagni di strada. Significa avere pazienza e saper cogliere l’attimo, vivere il tempo dell’attesa e accogliere la sorpresa che trasforma la visione.
Andare oltre è possibile se sappiamo dove ci troviamo. Perciò, ovunque voi siate, vi auguro buoni pensieri.

Stereotipi di genere e cultura: una lunga durata

Quando, intorno alla metà del X secolo, Adalberone di Laon[1]fissa l’immagine di un ordine sociale diviso tra coloro che pregano, coloro che combattono e coloro che lavorano, semplificando la complessità del nascente mondo feudale nella teoria statica che mette ognuno al posto decretato da Dio, è evidente che le donne non ci sono.
Le donne sono le invisibili, in ognuno dei tre ordini, perché a loro è affidato il compito di riproduttrici, più vicine al mondo animale che a quello umano, di cui rappresentano l’imperfezione, per una convinzione che arriva dalla cultura greca, attraversa la storia romana e sopravvivrà intatta fino al Settecento.[2]
Adalberone registra e fissa un’assenza, traghettando nella nascente società europea, che si sta formando intorno a nuove e diverse centralità politiche, una diversa cultura religiosa, nuove lingue locali, un’idea dell’esistenza femminile come accessoria che arriva fino a noi.
Leggi tutto “Stereotipi di genere e cultura: una lunga durata”

Primavera

Primavera si affaccia alla finestra
con le sue gemme nuove
che vibrano nel sole del mattino
lievi
come il corpo di un bambino
nel sogno neonato
a noi e lui per sempre sconosciuto
il sogno della vita che rinasce
e ci tocca nel profondo
dove il mistero della nostra nascita
è breve filo
intrecciato con il mondo
Primavera è qui
latitudine precisa
e sorpresa
che rinnova memoria nella parola appresa
infinitesima piccolezza
che non raggiunge mai il nulla
contrappasso all’infinito pluriverso
di cui cerchiamo la culla
anche noi
dispersi dai millenni
con le foglie neonate
sappiamo vibrare nella brezza

21 marzo 2021 Doni

L’ibisco offerto
dalle tue mani di bambina
fiammeggia ogni mattina
nuovo, tra il verde cupo delle foglie
orlate da un ricamo puntuto e lieve
come le tue dita
e la tua scrittura compita
Fiorisce così ogni giorno il tuo respiro
mentre cresci
e a lungo sono stata accanto a te tremante
ad ogni smarrimento
per quel rischio che corri della vita
ti vorrei a lungo eterna
dopo la mia dipartita

L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE (2015)

Relazione al Seminario nazionale dell’UDI: LASCIATECI LAVORARE
ROMA 8 maggio 2015
(pubblicato negli Atti: Lasciateci lavorare)
 
Parto da un’osservazione sedimentata nella cultura popolare femminile dentro cui sono cresciuta: mia madre ripeteva spesso, in dialetto bergamasco, che se una donna resta vedova rifiorisce, se un uomo resta vedovo si riempie di pidocchi.
I pidocchi erano il segno dell’abbandono di sé, della mancanza di cure, non della povertà ma proprio dell’incapacità di prendersi cura di sé.
Ora possiamo aggiornare l’osservazione popolare con la realtà del tempo di crisi, che vede la perdita del lavoro da parte di uomini e donne, spesso ancora lontani dalla pensione solo per l’innalzamento dell’età minima come requisito.
Quando gli uomini non lavorano rappresentano un problema sociale: ciondolano qua e là, si deprimono, bevono, si suicidano, pochi si dedicano al volontariato e pochi fanno i nonni.
Se le donne non lavorano, cioè se non vengono registrate come lavoratrici dai criteri del mercato del lavoro, in realtà sono sempre occupate. Non esiste la categoria del “ciondolamento” e le donne che non lavorano sono tutte variamente occupate in lavori della riproduzione famigliare e/o sociale, cioè fanno le nonne, le figlie accudenti, si impegnano nel volontariato sociale, si occupano del piccolo collettivo umano entro cui vivono e della manutenzione degli spazi, sia quelli privati che quelli sociali, di enti associazioni parrocchie luoghi di culto vari. Attività che s’innestano, spesso senza soluzione di continuità, con il lavoro nero di accudimento/manutenzione domestica, accudimento di bambini e anziani, assistenza di vario tipo.
Leggi tutto “L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE (2015)”

8 marzo 2021: attesa

L’8 marzo e tutti i giorni dell’anno
 
Ogni donna può dire di sé:
sono figlia di una grande storia
Possiamo ricordarlo sempre
Possiamo ricordarlo insieme
 
Possiamo ricordare ogni donna
che ci ha messe al mondo
ogni donna che ha camminato
vicino a noi
ogni donna che ci ha nutrite
 
Ricordiamo
Ascoltiamo


Voglio ricordare Lidia Menapace
nel primo 8 marzo della sua assenza
 
Voglio ricordare mia mamma nata il 7 marzo
che mi ha regalato una lingua madre
difficile misteriosa meravigliosa
 
Voglio ricordare la donna che sono stata
perché lei,
sempre sconfitta e mai vinta
con le sue lotte, la sua tenacia, la sua ricerca
mi consente di essere oggi quella che sono,
una vecchia donna che guarda il mondo
con tenerezza e indignazione,
passione e compassione,
curiosità, disincanto e speranza
 
 
Continuo a pensare che le donne
possono cambiare il mondo in un momento
se hanno il coraggio di affermare
quello che vogliono davvero
senza finzioni
senza mediazioni avvilenti
senza onnipotenza e senza impotenza
attente, vigili, prudenti, audaci
oneste, solidali e vicine
anche lontane
 
Chi vuoi ricordare?
Per chi vuoi lottare?
Che cosa vuoi per te?
 
Nel confuso vociare del presente,
la parola che può dire nasce dal silenzio
                              
Rosangela 2021

Sentimenti dall’anno che è passato

Forse cominciamo cautamente a uscire, ma io lavoro ancora da casa perché l’uso di internet consente di abbattere i costi, i tempi, le fatiche, e favorisce la possibilità di partecipazione.
L’anno scorso scrivevo Parole da casa. Come sempre molte delle cose scritte non le ho messe sul blog. Recupero tra i tanti un pezzo scritto in ottobre 2020 perché l’amore non deve essere nascosto, anche se ha i suoi sospiri.
Leggi tutto “Sentimenti dall’anno che è passato”

Quello che ho visto in America

Ho visto una vittoria delle donne, una vittoria costituita da presenze di donne protagoniste, non comparse, non ancelle, non vestali, non una sola, donne vive ed evocate, di cui è consapevole Kamala Harris che rinnova il ricordo delle donne, e delle lotte, citandole nelle tante appartenenze fissate dalla storia in parole che segnano i colori della pelle, la provenienza territoriale, l’origine plurietnica, il riconoscimento dei fatti per le native, sempre sconfitte ma non vinte.
Ricordandole insieme ha ripassato in poche parole le sfaccettature, anche politiche, del movimento, cresciuto e continuamente rinato negli ultimi trecento anni, che ha cambiato pacificamente il mondo nel Novecento, secolo di guerre, dittature feroci e stermini.
Citando le donne venute prima di lei ha reso visibile quel lunghissimo tenace lavoro, sempre invisibile, di cui è consapevole di rappresentare l’esito e, ci auguriamo, il punto di non ritorno.
Leggi tutto “Quello che ho visto in America”

Dallo Spirito Santo all’asterisco

Dallo Spirito Santo all’asterisco, ciò che conta è oscurare il femminile?
 
Premessa
Le donne mettono al mondo i bambini e le bambine: li sentiamo crescere dentro di noi e trasformarsi da un grumo di cellule in potenzialità umana, l’abbiamo definito miracolo della vita e la scienza ci dice come accade, anche se siamo solo agli inizi, ma non spiega il perché accade e questo perché è dentro la storia profonda dei millenni che portiamo scritti nel Dna, in quell’impasto che si fa immediata storicità e di cui non abbiamo ricordo consapevole ma conserviamo memoria vitale.
Leggi tutto “Dallo Spirito Santo all’asterisco”

Quando la luce ci abbaglia

Quando la luce ti abbaglia per vedere davvero devi guardare nella penombra.
Questa è la frase emersa nella mia vita in questi giorni, mentre si conclude il 2020 e come ogni anno la luce si fa più breve nella giornata, qui dove abito, mentre noi ci prepariamo a festeggiarla con riti antichi e nuovi.
Siamo abituati da anni alle luci abbaglianti nei luoghi del consumo, luci che ci guidano al consumo disegnando i tracciati di ogni vita in un’apparente uguaglianza tra chi ha potere sulla merce, chi possiede la merce, chi è servizio alla merce, chi è sfruttato dalla merce, chi aspira alla merce.
L’irruzione del Covid 19 ha inceppato gli ingranaggi ma noi siamo ancora accecate e accecati dalla luce che abbaglia.
Leggi tutto “Quando la luce ci abbaglia”

Ultima puntata di parole da casa: dedicata a Cortenuova

Parliamo continuamente di comunità: virtuali, identitarie, perfino ideologiche, nonostante sia stata dichiarata la morte delle ideologie, e non sappiamo più come vivere comunità fatte di prossimità fisica.
Superata, almeno in apparenza, la comunità che operava il controllo sui comportamenti e definiva condanne ingiuriose, ostracismi, solitudini, resta la comune fruizione di servizi a cui si accede singolarmente o nella singolitudine famigliare, chiusa come un fortilizio, e ci si ritrova come collettività in rare e sbiadite occasioni pubbliche o, al massimo, per protestare contro una minaccia.
Il coronavirus è una minaccia che ci ha chiusi in casa più di quanto non lo fossimo già e la casa, luogo fondamentale di sopravvivenza, quando è chiusa rischia sempre di diventare piccolo circuito di ossessioni, per la pulizia, per la sicurezza, per la ricchezza ostentata e mai goduta, per la dissimulazione dei problemi, luogo di reclusione agiata, di vuoto, di rituali insoddisfacenti.
Leggi tutto “Ultima puntata di parole da casa: dedicata a Cortenuova”

La scuola per un mondo possibile

A un certo punto bisogna concludere, anche sapendo che molte cose mancano. Da molto tempo cercavo di non pensare alla scuola per non reiterare sentimenti di impotenza e delusione, consapevole che la mia posizione sociale oggi mi pone nella condizione di un’ex insegnante che non conta nulla. Quest’esercizio di scrittura, di cui vedo tutte le lacune, si ferma qui. Sono grata ad Alessandra Bocchetti per avermelo chiesto e per aver rimesso in moto pensieri che hanno lievitato per anni, perfino a mia insaputa. Ciò che oggi non sembra possibile potrebbe diventare ovvio domani, per questo continuo a fare la mia parte e cerco di farla onestamente evitando di fare danno, così come ho insegnato a scuola.

QUALE SCUOLA PER QUALE SOCIETÀ?
 
Paura, prudenza, coraggio: abbiamo bisogno di accompagnare la sequenza dei nostri sentimenti fino a ritrovare l’azione che nasce dal cuore, mantenendo il pensiero in sintonia con il ritmo della vita che misteriosamente prescinde dalle nostre decisioni eppure ne è sempre condizionato.
Leggi tutto “La scuola per un mondo possibile”

Se parliamo di economia la scuola è in credito

Nei mesi della pandemia la scuola non ha chiuso, è stata un presidio sociale e sanitario che ha saputo reinventare le forme della sua esistenza mantenendo, anche a distanza, la sua funzione con un lavoro del personale del tutto inedito e, va ricordato, in forme impreviste dal contratto, con una capacità di lavoro e un ventaglio di competenze che smentiscono, spero per sempre, anche gli ultimi residui dell’odiosa campagna che indicava nelle/negli insegnanti i primi fannulloni di tutta la categoria delle/dei dipendenti pubblici.
Come tutti i presidi sanitari (soprattutto pubblici), le scuole hanno prodotto un superlavoro, un surplus di impegno, tempo dedicato, creatività e competenza, sostegno affettivo e inventiva culturale. Le scuole non hanno chiuso i battenti ma solo gli edifici.
Come tutta la sanità la scuola era già in credito da molti anni: credito di edifici, di personale, di attenzione politica.
Leggi tutto “Se parliamo di economia la scuola è in credito”

Parole da casa: abbiamo conquistato l’emancipazione, ora usciamo dal patriarcato

Dietro di noi abbiamo generazioni di donne che hanno lottato e lottato e lottato, in casa e fuori casa, in solitudine e in collettività politiche, per salvare la propria vita, per la vita di tutte le donne, per la vita di tutti i nati e nate da donna sul pianeta, per la vita del pianeta.
Veniamo da una lunghissima storia di conquiste e sconfitte e la sconfitta delle donne ha sempre significato sconfitta di una società intera, guerra, morte, distruzione, genocidio, paura.
Abbiamo ricominciato ogni volta da noi, dalle nostre case, dalle nostre, vite, cambiando relazioni, quotidianità, leggi.
Leggi tutto “Parole da casa: abbiamo conquistato l’emancipazione, ora usciamo dal patriarcato”

Segnatempo per la scuola

Pensiamo il territorio per differenze, il viaggio per tappe, il tempo per date e durate.
La parola segnatempo non esiste ma l’ho inventata, orecchiando il segnaposto, perché noi inventiamo momenti, quelli che oggi chiamiamo impropriamente eventi, per segnare i passaggi importanti personali e collettivi.
Nello scorrere dei giorni scolastici ricordiamo qualche imprevisto, qualche incontro e i momenti collettivi come le gite scolastiche e le cerimonie o feste che hanno segnato il passaggio a un diverso ordine scolastico che rappresenta un passaggio d’età, di responsabilità, esperienze, e a un certo punto scelte.
Apriamo la possibilità della movida ma non riusciamo a pensare collettivamente un rito di passaggio per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che lo scorrere inesorabile del tempo, quindi l’età, trasferirà a settembre in un mondo scolastico diverso.
Al massimo la discussione si è stanziata sugli esami in presenza senza pensare che gli esami sono anche un passaggio cruciale nelle relazioni tra una collettività di adulti, insegnanti, e quella di allieve e allievi.
Non ho sentito una parola sulla dignità della relazione affettiva intrinseca ad ogni relazione educativa senza la quale l’insegnamento sarebbe solo addestramento e l’apprendimento occasionale memorizzazione.
Perché il 2 giugno, dal quale viene finalmente cancellata la parata di mezzi militari, di fatto incongruente con l’art. 11 della Costituzione, non festeggiamo la scuola e insieme alla scuola tutti i lavori della riproduzione sociale che abbiamo dovuto onorare come indispensabili?
Perché per settembre non viene pensata una festa della scuola, collettiva e diffusa, nelle case dove tutte e tutti abbiamo cominciato il nostro apprendimento della vita, dalle case dove siamo rimasti in protezione?
Invece di spaccare il capello in quattro per pensare la valutazione a distanza, operazione impervia fino al ridicolo, perché non diffondiamo la proposta di pensare a una festa, sicura per la nostra salute, creativa per la libertà dei talenti, nutriente per la vita collettiva democratica e la speranza del futuro che comunque le nuove generazioni rappresentano?

Parole da casa: scuola fuoritempo

Il tempo scolastico è una delle strutture portanti dentro cui siamo cresciute/i, a cui si assoggettano i sistemi famigliari e perfino, in parte, quelli produttivi, perché diventa una forma interiorizzata, una scansione dei giorni e delle stagioni, un ritmo dell’agire umano.
La necessità di lottare contro il coronavirus non ha soltanto, e certamente, sottratto il diritto all’istruzione ma, chiudendo la scuola, ci consente di vedere con chiarezza le strutture riproduttive della nostra società, tra le quali la scuola, insieme a sanità e pubblica amministrazione, è la più importante e pervasiva.
Scuola, nel senso originario greco di Skholé, significa tempo libero e in questa direzione è stato pensato e conquistato il diritto allo studio, come tempo liberato dal lavoro, e quindi dal lavoro minorile, dalle incombenze domestiche, dagli obblighi della condizione sociale e familiare, dalle limitazioni della condizione personale.
Leggi tutto “Parole da casa: scuola fuoritempo”

Alle 21 Donne della Costituente: noi, eredi riconoscenti

Molti anni fa Lidia Menapace nel necrologio per la morte della madre scrisse di essere contenta di aver avuto come madre non una madre simbolica, non una madre badessa, non una regina madre, ma una ragazza emancipata allegra e ironica.
A noi ragazze ricordava sempre che sua madre si definiva una ragazza emancipata durante il fascismo, quando l’aggettivo significava puttana e perciò le figlie ragazzine si stupivano un po’ imbarazzate.
Leggi tutto “Alle 21 Donne della Costituente: noi, eredi riconoscenti”

Parole da casa: Madri in festa?

A tutte le donne che sono madri di se stesse, perché è l’unico modo di diventare adulte.
A tutte le donne che riconoscono le madri perché sono consapevoli di essere figlie.
A tutte le donne che riconoscono le donne accanto a loro, anche senza definizioni famigliari o reverenze genealogiche.
A tutte le madri che servono senza diventare serve.
A tutte le madri che dicono no.
A tutte le madri che non sono onnipresenti
A tutte le madri che non sono onnipotenti
A tutte le madri che sbagliano
A tutte le madri che lasciano sbagliare
A tutte le madri che se la squagliano
A tutte le madri che non fanno la maestra
A tutte le madri che inventano ogni giorno la propria festa
A tutte le madri che ti tengono nel cuore ma praticano la libertà dell’amore
A tutte le madri che non si vantano
A tutte le madri che si stancano
A tutte le madri senza retorica
A tutte le madri a termine
A tutte le madri che sanno cambiare
A tutte le madri che non mettono i figli all’occhiello o sulla targhetta di casa
o nella borsetta
A tutte le madri che disertano, che non esibiscono, che non si compiacciono
A tutte le madri che si fidano
A tutte le madri che non sono compiacenti
A tutte le madri che ti accompagnano mentre impari a camminare
A tutte le madri che non ti tengono al guinzaglio
A tutte le madri che non si sentono indispensabili
A tutte le madri che non ti confrontano, non ti misurano, non ti sfiancano
A tutte le madri che non ti considerano un investimento,
A tutte le madri che non ti spiano, calcolando il tuo rendimento
A tutte le madri che se ne sono andate
A tutte le madri che abbiamo rimpianto
A tutte le madri che hanno fatto il possibile
A tutte le madri che hanno fatto anche l’impossibile
A tutte le madri che hanno avuto un tempo troppo breve
A tutte le madri che hanno la fortuna di un tempo prolungato
A tutte le madri vissute in un tempo difficile, a quelle con un tempo beato
A tutte le madri che s’inventano
A tutte le madri che i figli sanno inventare
A tutte le madri che le figlie possono sognare
 

Parole da casa: Torsione del pensiero

Per spiegare cose nuove, chi insegna, spesso ricorre a metafore, similitudini, invenzione di parole.
Da molti anni, all’inizio del piccolo ciclo di lezioni su matrici culturali, radici storiche e persistenze antropologiche della violenza maschile sulle donne, che tengo per le volontarie dei centri antiviolenza, uso una metafora così stravagante ed estrema che sposta immediatamente l’uditorio dal comodo giaciglio di luoghi comuni, creando quella confusione e disorientamento che possono indurre a pensare di avere qualcosa da imparare e che io, forse e quindi, ho qualcosa da insegnare.
“Per capire questo fenomeno dovete fare una torsione del pensiero”, enuncio. La torsione è un’attività del corpo, una postura inconsueta che costringe la muscolatura a sperimentare la propria flessibilità e potenzialità, che ognuna/o può solo sperimentare su di sé, come ogni esperienza del corpo, con esiti imprevisti e perfino sorprendenti, e sempre liberatori.
Noi pensiamo e ricordiamo per immagini perciò ho trovato un’immagine, di cui ho verificato l’efficacia, che illustra la metafora.
Leggi tutto “Parole da casa: Torsione del pensiero”

Resistenza

La Resistenza venne preparata e sostenuta in casa, dalle donne che nascosero i soldati italiani salvandoli dalla deportazione dopo l’8 settembre, e poi i ragazzi renitenti alla leva della repubblica di Salò, i prigionieri alleati fuggiti dai campi e chiunque chiedesse asilo.

Nelle case dove le donne organizzarono la sopravvivenza quotidiana, il sostegno alle bande partigiane, la diffusione della stampa clandestina, i piani di fuga dai campi fascisti per i prigionieri, nelle case dove le donne governavano i rapporti di vicinato, lo scambio solidale, crescevano bambini e bambine insieme al desiderio di pace e libertà.
Leggi tutto “Resistenza”

Parole da casa: vita-morte

VITA
Più di qualsiasi scritto filosofico il virus ci ha insegnato che siamo umani, e umane. Non sappiamo ancora come e perché ma il virus sembra conoscere la differenza femmina/maschio, ignorata dagli esperti come dai politici, donne comprese, tanto che sembrano benemeriti i giornalisti e le giornaliste che tentano di conservare i piccoli passi fatti nella lingua usando il termine “ministra”.
Non voglio scrivere di questo perché l’ho già fatto molte volte, e non so nemmeno quanto utilmente, vista la lentezza e ondeggiamento dei risultati.
Anche la lingua, come il contagio, ha un andamento non del tutto prevedibile.
Leggi tutto “Parole da casa: vita-morte”

Parole da casa: parole disarmate

Non è una guerra
È qualcosa di molto diverso e non ci è utile usare le metafore belliche per raccontarlo.
Mi ha colpito che fin dall’inizio si usassero metafore che fanno riferimento alla Prima guerra mondiale: i medici in trincea, gli ospedali in prima linea, gli eroi che combattono il virus, l’unità nazionale per sconfiggere il nemico, mentre già dagli anni trenta del Novecento le guerre sono cambiate e non c’è più fronte, muoiono più civili di militari, le forze armate si proteggono, uccidono da grande distanza e le persone si arruolano prevalentemente perché si tratta di un lavoro ben pagato, non per andare a morire.
Leggi tutto “Parole da casa: parole disarmate”

Stiamo a casa!!

“State a casa” è l’ordine di questi giorni ed è giusto, perché il primo imperativo è quello di fermare il contagio.
I decreti si occupano delle merci: produzione, trasporto, filiere dei beni necessari, costi economici, crisi delle imprese, problemi di liquidità, crollo dei redditi.
Le persone devono stare in casa, tranne chi lavora e il lavoro a cui si pensa è soprattutto quello delle fabbriche, grandi e piccole.
Non si pensa molto a chi lavora con le persone, a chi crea casa intorno a chi non può stare a casa sua: perché non ha casa, o la sua casa non è un luogo sicuro, o perché non è più in grado di gestire autonomamente la cura di sé e della sua casa.
Leggi tutto “Stiamo a casa!!”

Parole da casa: eredità

Le relazioni umane non si ereditano.
Si possono lasciare in eredità case, terreni, mobili, quadri, gioielli, abiti, denaro, azioni, obbligazioni, investimenti.
Si può lasciare in eredità ciò che definiamo patrimonio mobile e immobile, sempre materiale, tangibile, traducibile in un valore economico che ogni società stabilisce, sostiene, protegge, attraverso leggi dettagliate.
Leggi tutto “Parole da casa: eredità”

Sommessamente. A proposito di un articolo inopportuno su Micromega

Leggo per caso, tra un articolo e l’altro di un dibattito serio sulle parole della laicità, un articolo che definire curioso è un eufemismo: il signore scrive di violenza sulle donne cominciando in punta di forchetta con tutta una serie di distinguo pretestuosi che la inseriscono tra le piegature linguistiche di vari concetti ad hoc, il cui significato va oltre i singoli termini.
Gli esempi iniziali: ferro da stiro, ragazza madre, sono il pretesto (espressione della casualità inconscia?) per introdurre una serie di distinzioni capziose che riguardano la locuzione “violenza sulle donne” entrata in uso, a suo dire, in forma poco pertinente rispetto alla realtà.
Leggi tutto “Sommessamente. A proposito di un articolo inopportuno su Micromega”

Covid-19

Mi scrive una ragazza incontrata qualche anno fa, mi manda questo scritto e io le chiedo la possibilità di farlo conoscere perché ne abbiamo bisogno.
Ho appena parlato al telefono con un’amica che vive fuori dalla zona rossa in cui abito e mi ha raccontato di persone che fanno la movida, che trovano eccessivo sospendere le riunioni.
S. scrive a noi, specie umana, con affetto e coraggio perché ci vuole coraggio a pensare a noi, non contagiati, noi magari superficiali, distratti, che magari facciamo stupidaggini solo perché non portiamo la paura dalla pancia al cuore e dal cuore alla testa.
Sono in casa e non posso fare niente di utile per nessuno e S. mi dà l’occasione di fare la passaparola, sono contenta che lei mi affidi le sue parole per voi.
Come dico sempre, a me capita di conoscere solo donne speciali e lo sono perché scelgono di esserlo ogni giorno, in ogni circostanza.
Leggetela, è per voi.
Rosangela
Leggi tutto “Covid-19”

I gradini. Monologo per il presidio del 25 novembre 2019

Non vi dico il mio nome, no, non ve lo dico, non voglio diventare famosa perché sono una vittima di violenza.
Leggete i nomi di quelle già morte e l’età, guardate l’età delle donne uccise, e il luogo. Ovunque.
Studiatele, una per una, non leggete solo i giornali, che non raccontano niente.
Io non ci sono ancora tra quei nomi, ma ci sarò, sicuro come il sole, ci sarò e non farete in tempo a salvarmi.
Per questo voglio raccontarvi la discesa.
Perché sì, è una scala, in discesa.
Leggi tutto “I gradini. Monologo per il presidio del 25 novembre 2019”

Povertà e dintorni (novembre 2019)

Notizie apparentemente lontane, fatti che restano nonostante la notizia esca velocemente dalla ribalta: il perenne gender gap e il rapporto di Save the children sulla povertà infantile in crescita.
Provo a mettere insieme parole a caso: gender gap, contesto di eccellenza 4.0, carriere, infanzia a rischio, povertà educativa, evasione fiscale, spread, differenziali retributivi, 130 miliardi, flat tax, quota 100. In che modo viene costruita la povertà di bambini e bambine? In che modo viene mantenuta la maggiore povertà delle donne (e una costante quota di disoccupate)?
Quali e quanti sono i gradini tra ricchezza e povertà? Come si sedimentano le complicità?
Il neoliberismo ha coniato il latinorum economico che giriamo in bocca come una caramella senza capire che è dolce ma si tratta di veleno.
Leggi tutto “Povertà e dintorni (novembre 2019)”

Paura

9 agosto 2019
Questa mattina mi sono alzata con un sentimento di paura. Non lo spavento per una minaccia reale o temuta ma qualcosa di profondo, che riemerge e non si lascia blandire da nessuna rassicurazione.
Paura per qualcosa che è già accaduto e la sensazione di impotenza che strozza la voce in gola.
Leggi tutto “Paura”

Carissime donne importanti

Carissime donne importanti, ispiratevi alla storia politica delle donne e sarà un bene per tutte e tutti.

Ieri nei temi della maturità le citazioni sono di uomini che parlano di uomini: spero che una prossima volta tutte le insegnanti si mettano spontaneamente in sciopero e gli insegnanti le seguano.
Ma forse poi avremmo le proteste di genitrici e genitori, e magari anche di allievi e perfino di allieve.
Sempre ieri mentre rimugino e faccio zapping capito per caso su un servizio TV in diretta da un’aula di Montecitorio e ascolto, con crescente stupore, l’ultima parte dell’intervento della Garante per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che nomina solo bambini e ragazzi, sia in generale che nelle esemplificazioni e citazioni. Leggi tutto “Carissime donne importanti”

1995-2020 Noi, con il cuore a Pechino

Noi che siamo rimaste a casa con gli impegni di sempre, le mani occupate nell’angusto orizzonte del quotidiano e lo sguardo a frugare le immagini avare che ci arrivavano dal video e dai giornali. Noi: da principio magari distratte e poi rincuorate, e non trovo un altro termine, se non questo abusato e retorico del cuore, per definire un sentire che si è caricato in pochi giorni di quell’insieme di attese e interrogativi che non sono solo il segno di una “ragione politica”, troppo spesso bloccata nel corto circuito di parole afone, ma quello di un sentire più profondo, di un’intelligenza delle cose che ci ha rimesse insieme a fare, a pensare, finalmente, a partire dal fatto che ognuna ha sentito, prima di tutto da sé e per sé, che lì si aprivano territori più vasti da percorrere, per tutte, quasi scorresse, dietro le immagini ufficiali, quel potente tam tam delle donne che là, a Pechino, era già diventato parola. Leggi tutto “1995-2020 Noi, con il cuore a Pechino”

Va in scena la guerra: miti, riti, uniformi e resistenze di donne dietro al fronte (1915-1918)

Rosangela Pesenti

 
Abstract
 
La guerra unifica in un corpo maschile compatto ciò che il tempo di pace divide e le donne vengono assoggettate ai ruoli di servizio, diventando le tessitrici di un immenso apparato di riparazione dei corpi e dei territori feriti.
Viene rilanciato il mito della complementarietà dei generi e sarà l’immagine della crocerossina a completare il grigioverde del soldato, soprattutto quando l’enorme quantità di feriti richiederà, oltre al potenziamento delle strutture ospedaliere, la produzione di immagini rassicuranti finalizzate al contenimento emotivo di ogni dubbio sul valore della meta finale.
Leggi tutto “Va in scena la guerra: miti, riti, uniformi e resistenze di donne dietro al fronte (1915-1918)”

Noi, partorite dal nostro passato

Siamo cresciute nella miseria dei pensieri
eppure sappiamo generare la ricchezza delle parole
hanno imbrigliato i nostri corpi
e deformato ogni specchio
eppure abbiamo imparato a riconoscerci
ci hanno separate con le pareti della diffidenza
e noi abbiamo teso mani generose
ci hanno indirizzate alla meschinità dello sguardo
e noi coltiviamo pensieri soccorrevoli
ci hanno invitate nei circoli esclusivi
dell’arroganza definita forza
e noi abbiamo trovato la forza di ridere
e ridere di loro
ci hanno aperto le porte di servizio
per diventare caricature di noi stesse
e noi siamo fuggite a coltivare giardini
ci hanno piegate alla modestia
e noi abbiamo usato la pazienza per aprire ogni piega
ci hanno negato la storia delle madri
ci hanno separate dalle figlie
ci hanno addestrate alla diffidenza
e noi abbiamo superato ostacoli, distrutto muri, varcato abissi
abbiamo strappato gli involucri accattivanti della menzogna
hanno occupato i nostri spazi, pensieri, cuori
noi abbiamo affrontato le bufere tenendoci per mano
libereremo la terra camminando insieme
ci hanno confinate nell’oscurità
ma noi non temiamo il buio
conosciamo la strada per venire alla luce