Parole da casa: parole disarmate

Non è una guerra
È qualcosa di molto diverso e non ci è utile usare le metafore belliche per raccontarlo.
Mi ha colpito che fin dall’inizio si usassero metafore che fanno riferimento alla Prima guerra mondiale: i medici in trincea, gli ospedali in prima linea, gli eroi che combattono il virus, l’unità nazionale per sconfiggere il nemico, mentre già dagli anni trenta del Novecento le guerre sono cambiate e non c’è più fronte, muoiono più civili di militari, le forze armate si proteggono, uccidono da grande distanza e le persone si arruolano prevalentemente perché si tratta di un lavoro ben pagato, non per andare a morire.
Nelle guerre, a partire dalla Seconda guerra mondiale e fino a tutte quelle che abbiamo visto sui nostri schermi, tra una pubblicità e una partita di calcio, la casa non è un rifugio sicuro perché viene distrutta, come le scuole e gli ospedali, ci si ammassa vicini vicini nei rifugi, se ci sono, si viene ammassati nei campi profughi, dove si sta vicini per scaldarsi, per aiutarsi.
Una guerra viene dichiarata per uccidere e distruggere: è questo il compito dei militari, che devono obbedire agli ordini senza discutere e senza pensare, perfino quando la loro vita viene messa inutilmente in pericolo, come fu nel caso dell’uranio impoverito.
Invano, e sempre nell’indifferenza della politica e nella censura della grande informazione, abbiamo chiesto in molte e molti l’organizzazione di quei corpi di pace che oggi ci sarebbero utilissimi, che avrebbero una formazione per tutelare vite e territori.
Leggi tutto “Parole da casa: parole disarmate”

Stiamo a casa!!

“State a casa” è l’ordine di questi giorni ed è giusto, perché il primo imperativo è quello di fermare il contagio.
I decreti si occupano delle merci: produzione, trasporto, filiere dei beni necessari, costi economici, crisi delle imprese, problemi di liquidità, crollo dei redditi.
Le persone devono stare in casa, tranne chi lavora e il lavoro a cui si pensa è soprattutto quello delle fabbriche, grandi e piccole.
Non si pensa molto a chi lavora con le persone, a chi crea casa intorno a chi non può stare a casa sua: perché non ha casa, o la sua casa non è un luogo sicuro, o perché non è più in grado di gestire autonomamente la cura di sé e della sua casa.
Le persone devono stare in casa e mai come in questo momento le case possono rivelare l’insufficienza di spazio e diventare prigioni senza tutele per chi convive con una persona violenta, nella stragrande maggioranza dei casi donne e bambini reclusi con un uomo violento.
Ci si dimentica che le famiglie non sono soltanto quelle degli ineffabili quadretti che ci vengono presentati, ci si dimentica che nella maggior parte delle famiglie il carico del lavoro domestico è sulle spalle di una donna.
Sono quasi tutti uomini i personaggi noti che invitano a stare a casa, a godersi divano, TV e al massimo giochi con i figli.
Leggi tutto “Stiamo a casa!!”

Parole da casa: eredità

Le relazioni umane non si ereditano.
Si possono lasciare in eredità case, terreni, mobili, quadri, gioielli, abiti, denaro, azioni, obbligazioni, investimenti.
Si può lasciare in eredità ciò che definiamo patrimonio mobile e immobile, sempre materiale, tangibile, traducibile in un valore economico che ogni società stabilisce, sostiene, protegge, attraverso leggi dettagliate.
Il patrimonio, secondo il significato etimologico, è il dovere del padre e appartiene al padre che decide le linee ereditarie.
Il matrimonio è il dovere della madre.
Il termine dovere significa avere qualcosa che abbiamo ricevuto da altre/altri e che va restituito, la parola dovere indica un passaggio di beni, di bene, tra esseri umani.
Noi abbiamo molte leggi che stabiliscono il valore delle cose e delle attività umane, che definiscono i passaggi, le linee di accumulazione, le transizioni e, appunto, le condizioni dell’eredità.
Nel linguaggio corrente patrimonio è un termine che definisce il potere economico, matrimonio è un termine che definisce una relazione con finalità riproduttive.
Leggi tutto “Parole da casa: eredità”

Sommessamente. A proposito di un articolo inopportuno su Micromega

Leggo per caso, tra un articolo e l’altro di un dibattito serio sulle parole della laicità, un articolo che definire curioso è un eufemismo: il signore scrive di violenza sulle donne cominciando in punta di forchetta con tutta una serie di distinguo pretestuosi che la inseriscono tra le piegature linguistiche di vari concetti ad hoc, il cui significato va oltre i singoli termini.
Gli esempi iniziali: ferro da stiro, ragazza madre, sono il pretesto (espressione della casualità inconscia?) per introdurre una serie di distinzioni capziose che riguardano la locuzione “violenza sulle donne” entrata in uso, a suo dire, in forma poco pertinente rispetto alla realtà.
 
Sono in casa dal 22 febbraio, all’inizio per precauzione e adesso perché vivo in provincia di Bergamo.
La gravità della situazione in cui vivo/viviamo mi indurrebbe al silenzio, a lasciar perdere, e vorrei saper scrivere sommessamente, col tono che si conviene accanto ai malati, ai morti, ma non penso di riuscire perché ci sono questioni su cui non si può mai tacere.
 
Nei momenti di crisi le donne spariscono come genere anche se sono indispensabili nella gestione quotidiana e si accentua il peso del lavoro che già normalmente devolvono a favore della famiglia e della comunità, per non dire del surplus di accudimento in tutte le professioni.
Non sarà sfuggito a nessuno, mi auguro, che le infermiere sono in maggioranza donne, e sono in stragrande maggioranza donne ad occuparsi dei servizi di pulizia, dell’assistenza ad anziani, disabili, non autosufficienti, ad accudire bambini e bambine, pulire case, preparare pasti.
Leggi tutto “Sommessamente. A proposito di un articolo inopportuno su Micromega”

Covid-19

Mi scrive una ragazza incontrata qualche anno fa, mi manda questo scritto e io le chiedo la possibilità di farlo conoscere perché ne abbiamo bisogno.
Ho appena parlato al telefono con un’amica che vive fuori dalla zona rossa in cui abito e mi ha raccontato di persone che fanno la movida, che trovano eccessivo sospendere le riunioni.
S. scrive a noi, specie umana, con affetto e coraggio perché ci vuole coraggio a pensare a noi, non contagiati, noi magari superficiali, distratti, che magari facciamo stupidaggini solo perché non portiamo la paura dalla pancia al cuore e dal cuore alla testa.
Sono in casa e non posso fare niente di utile per nessuno e S. mi dà l’occasione di fare la passaparola, sono contenta che lei mi affidi le sue parole per voi.
Come dico sempre, a me capita di conoscere solo donne speciali e lo sono perché scelgono di esserlo ogni giorno, in ogni circostanza.
Leggetela, è per voi.
Rosangela
Leggi tutto “Covid-19”

Spiluccando ricordi dell’8 marzo

Facebook mi ripropone un post del 6 marzo 2017.
Sempre attuale. Pane e rose, diritti e mimose. Esistere come donne nella lunghissima variegata concreta visionaria rivoluzionaria tradizione politica delle donne
 
LOTTO CONTRO LA MIMOSA???!!!! 
VOGLIO PANE E ROSE, VOGLIO LE MIMOSE E LA RIVOLUZIONE
Le donne che hanno visibilità mediatica, come nella trasmissione di Gramellini, dovrebbero usare un pizzico di prudenza quando parlano di argomenti che esulano dalle loro competenze (ironia compresa) e soprattutto quando viene richiesto il loro parere sulle lotte delle donne e la storia politica, di cui sanno poco o nulla in gran parte per responsabilità di tutto il sistema formativo e informativo e in piccola parte per propria sciatteria.
La prudenza è una virtù antica, femminile per desinenza, un tempo conosciuta dalle donne più che dagli uomini perché usata anche per salvare la vita, propria e altrui. E salvare vite qualche volta non è eroico ma è sempre utile.
A cicli torna la critica sull’8 marzo, l’inutilità del femminismo, la fine del movimento delle donne. 
Leggi tutto “Spiluccando ricordi dell’8 marzo”

Sette femminicidi e qualche connessione

Cinque donne uccise in due giorni, sei in una settimana, più un’altra fanno sette.
Ma non è un’emergenza.
È l’esito di una cultura delle relazioni tra i sessi che a fatica decenni di lotte del Movimento delle donne hanno cancellato almeno dalle leggi, dove permaneva nelle sue forme più vistose l’interdizione delle donne ai diritti civili e sociali perfino dopo aver acquisito quello politico del voto attivo e passivo.
L’esito di una cultura rimasta intatta nella trasmissione scolastica, nella ricerca universitaria, rilanciata negli anni Novanta quando si decretò l’inutilità del femminismo e alle donne si proponeva un’emancipazione imitativa in nome di una libertà che sembrava raggiunta solo perché declamata e alle giovani veniva proposta la mercificazione del corpo come inveramento massimo di quella libertà di disporne che non si chiamava più autodeterminazione nelle scelte, ma possibilità di uso del corpo nel libero scambio. Lo stesso libero scambio per il quale il lavoro femminile è da acquisire gratuitamente attraverso la forma famigliare, o contrattabile solo nelle forme asservite al sistema, e l’intelligenza delle donne può trovare spazio nelle quote di cooptazione che non intaccano le complesse procedure delle istituzioni.
Non è un’emergenza perché è strutturale. La novità che siamo riuscite a imporre è la visibilità di questo fenomeno che ha accompagnato la formazione dello Stato nazionale perché legittimato dalle leggi fino alla nascita della Repubblica italiana, nata dalle lotte delle donne quanto da quelle degli uomini, con la differenza che le donne hanno lottato per costruire una democrazia inclusiva di tutti.
Finalmente il fenomeno del femminicidio è entrato anche nelle parole del Procuratore generale nella sua relazione all’apertura dell’anno giudiziario, anche se ha parlato di assassini di donne perché la parola femminicidio sarebbe stata un passo troppo coraggioso.
Leggi tutto “Sette femminicidi e qualche connessione”

27 gennaio 2020

Mutare il sangue
in un ruscello di colore
il sobbalzo del cuore
nella prima nota
di una tachicardia musicale
che ammutolisce il rumore osceno
e la menzogna
mutare il dolore indicibile
nella parola giusta
tenace come un filo
che attraversa muta la carta e i tempi
e non tace
la sonora pace dei discorsi
con la punteggiatura degli abbracci
il volto oscuro del mondo
e tutto il sangue versato
mutato nella primavera di popoli
donne fiere, uomini
sopravvissuti alla bufera
e accanto figlie e figli grati
testimoni di ciò che è stato
ceri che ancora ardono
per la memoria di ogni sfregio
per ogni offesa alla speranza
di ogni creatura dentro il mistero del creato
e salvano le vite del presente
insieme a chi se n’è andata
accanto a chi se n’è andato

I gradini. Monologo per il presidio del 25 novembre 2019

Non vi dico il mio nome, no, non ve lo dico, non voglio diventare famosa perché sono una vittima di violenza.
Leggete i nomi di quelle già morte e l’età, guardate l’età delle donne uccise, e il luogo. Ovunque.
Studiatele, una per una, non leggete solo i giornali, che non raccontano niente.
Io non ci sono ancora tra quei nomi, ma ci sarò, sicuro come il sole, ci sarò e non farete in tempo a salvarmi.
Per questo voglio raccontarvi la discesa.
Perché sì, è una scala, in discesa.
Leggi tutto “I gradini. Monologo per il presidio del 25 novembre 2019”

Povertà e dintorni (novembre 2019)

Notizie apparentemente lontane, fatti che restano nonostante la notizia esca velocemente dalla ribalta: il perenne gender gap e il rapporto di Save the children sulla povertà infantile in crescita.
Provo a mettere insieme parole a caso: gender gap, contesto di eccellenza 4.0, carriere, infanzia a rischio, povertà educativa, evasione fiscale, spread, differenziali retributivi, 130 miliardi, flat tax, quota 100. In che modo viene costruita la povertà di bambini e bambine? In che modo viene mantenuta la maggiore povertà delle donne (e una costante quota di disoccupate)?
Quali e quanti sono i gradini tra ricchezza e povertà? Come si sedimentano le complicità?
Il neoliberismo ha coniato il latinorum economico che giriamo in bocca come una caramella senza capire che è dolce ma si tratta di veleno.
Leggi tutto “Povertà e dintorni (novembre 2019)”

Paura

9 agosto 2019
Questa mattina mi sono alzata con un sentimento di paura. Non lo spavento per una minaccia reale o temuta ma qualcosa di profondo, che riemerge e non si lascia blandire da nessuna rassicurazione.
Paura per qualcosa che è già accaduto e la sensazione di impotenza che strozza la voce in gola.
Leggi tutto “Paura”

Carissime donne importanti

Carissime donne importanti, ispiratevi alla storia politica delle donne e sarà un bene per tutte e tutti.

Ieri nei temi della maturità le citazioni sono di uomini che parlano di uomini: spero che una prossima volta tutte le insegnanti si mettano spontaneamente in sciopero e gli insegnanti le seguano.
Ma forse poi avremmo le proteste di genitrici e genitori, e magari anche di allievi e perfino di allieve.
Sempre ieri mentre rimugino e faccio zapping capito per caso su un servizio TV in diretta da un’aula di Montecitorio e ascolto, con crescente stupore, l’ultima parte dell’intervento della Garante per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che nomina solo bambini e ragazzi, sia in generale che nelle esemplificazioni e citazioni. Leggi tutto “Carissime donne importanti”