Facebook: scrivere tra dissipazione e conservazione

Scrivo in forma immediata e senza correzioni solo nei miei quaderni privati, per Facebook scrivo prima su un foglio word e poi copio, spesso cancello e basta perché mi chiedo sempre se quello che scrivo abbia senso, anche se i miei post sono letti da poche persone e non farebbero gran danno.
All’inizio del 2019 ho ritrovato un foglio con due post del 2015, misteriosamente salvati dal mio rigoroso contrasto all’accumulo, e ho deciso di conservare quello che avrei scritto in un file unico (un tempo era la brutta copia).
Non è tutto, ormai mi capita di scrivere direttamente e non so se sia il pensiero ad essersi affinato o se sono stata colonizzata dall’algoritmo.
Metto a disposizione i miei trafiletti nell’ordine temporale che ha il suo inizio nel presente.
La vita è perdita ma vivendo lavoriamo misteriosamente anche contro la dispersione. Contro la dissipazione mi dedico alla modesta attività del riciclo.
 
FACEBOOK 2020
24 settembre
Come spiega l’attivista, scrittrice e performer Alesa Herero:
“La bianchezza è questa struttura imperiosa fondata su capitalismo, razzismo, patriarcato, classismo e dinamiche coloniali e paternaliste profondamente interiorizzate. Da secoli rappresenta la norma a partire dalla quale tutto il resto è diverso”.
Se ti occupi solo della discriminazione che ti riguarda alimenti, perfino involontariamente, che però è peggio, tutte le altre discriminazioni.
Il nostro razzismo strisciante è classista, sessista e anche omofobico. Il classismo è sempre sessista e razzista anche quando inneggia a icone femminili. Essere donna non significa essere femminista, essere operaio/a non significa essere anticapitalista, perfino essere nero/a non significa essere antirazzista.
La condizione sociale (e tale possiamo considerare tutte le caratteristiche fisiche, dal corpo alla provenienza famigliare e territoriale con tutti i linguaggi attraverso cui esistiamo e ci esprimiamo) non dice chi siamo.
Siamo il nostro agire, comprese le parole che usiamo. Dentro la ferocia del vivere in cui ci è capitato di nascere, diventare umane e umani è la più straordinaria e impegnativa avventura. Puoi collezionare fallimenti ma quello che conta è riconoscerli e ricominciare.
 
12 settembre
Non riesco a smettere di pensare a Willy, non riesco a postare la sua immagine e non trovo parole, perciò scriverò d’altro.
Le persone più in vista hanno un potere modellante di pensieri e vite altrui, è innegabile, anche se non sappiamo bene come accada che migliaia e migliaia di persone seguano un influencer o vengano catturati emotivamente da persone che raccontano palesi bugie perfino contraddicendosi.
Berlusconi ha legittimato la sessuomania e il sessismo, Salvini il razzismo e l’uso discriminante della propria religione, Meloni il fascismo e la donna con le palle. Non si tratta, o non solo, di idee politiche, di proposte per la nostra vita, ma sono modi di vivere, di essere, che costruiscono un clima in cui siamo immersi.
Non è facile contrastare questo clima, restare diverse, usare la ragionevolezza, il buonsenso e la pratica nonviolenta. Non li ho mai insultati, nemmeno nelle conversazioni private perché non voglio neppure minimamente cambiare in loro favore.
Penso però che non possono chiedere solidarietà per comportamenti negativi di cui sono fatti oggetto finché sono gli stessi che hanno praticato, promosso, insegnato, legittimato. Possono chiedere giustizia, come tutti in un paese democratico e non sparare a zero contro la magistratura e l’ordine democratico.
Come per il Covid, sono dispiaciuta per chiunque si ammali, ma i negazionismi dovrebbero almeno ammettere pubblicamente di essersi sbagliati.
Sul male cito sempre Manzoni:
“I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi.”
Willy non è stato ucciso solo dai suoi assassini, ma anche dalla nostra collettiva indifferenza, minimizzazione e tolleranza della violenza verbale e fisica. E ricordiamo che i comportamenti violenti non si fermano con la stessa violenza uguale e contraria, occorre un impegno più capillare quotidiano creativo, indignato senza essere arrabbiato, sereno e sicuro, solidale e sorridente, lungimirante e paziente, etico senza essere moralista: un impegno in cui ci misuriamo alla pari, senza certezze ma con convinzione, senza superbia ma con fiducia. Ho bisogno di pensare che chiunque possa cambiare, anche gli assassini. Non è vaga illusione ma scelta, non è dato in natura ma cresce solo se lo coltiviamo. Poi come per le nostre piantine può perfino sorprenderci.
 
3 settembre
Sto pensando al referendum.
Voterò NO e aggiungo alcune ragioni alle tante espresse da voci autorevoli.
1. Perchè invece di tagliare i parlamentari non si tagliano i privilegi e non si rende visibile l’attività di ogni parlamentare in modo che sappiamo se e come lavorano?
2. Il ceto politico in parlamento è formato, al suo meglio, da una borghesia intellettuale di livello medio proveniente da carriere nelle istituzioni, nell’accademia o nelle cosiddette professioni liberali, al suo peggio da personcine opportuniste e asservite perfino profondamente contrarie a quella democrazia di cui occupano i posti.
Condividono una visione della politica ristretta al recinto dell’esistente che, al massimo dell’onestà, riaggiustano continuamente e con impegno anche lodevole, al massimo della disonestà usano furbescamente per finalità mai dichiarate ma ben visibili (almeno per me).
Il numero dei parlamentari è un finto problema, esattamente come quello dei migranti, fumo negli occhi per il popolo continuamente manipolato e blandito.
3. In tempo di pandemia il governo Conte bis ha fatto del suo meglio ma i due partiti maggiori, PD e 5Stelle, sono sempre più evanescenti mentre l’opposizione non smette di urlare sul nulla.
In questa situazione diffido di ogni mutamento della Costituzione, scritta da donne e uomini che avevano consapevolezza del passato e visioni del futuro.
4. Il silenzio della nostra politica estera e del nostro ministro sui delitti contro la democrazia e i diritti umani in Bielorussio, Russia e Turchia è assordante. E solo per stare agli episodi più eclatanti di morti, attentati, persecuzioni. Per non parlare della Palestina, svenduta anche dai Paesi arabi e l’elenco andrebbe avanti.
Non mi fido dell’antipolitica perché si tratta della posizione politica più pericolosa non solo per la nostra giovanissima democrazia ma anche per il benessere collettivo.
5. Ma davvero qualcuno in Italia pensa che il problema della scuola siano i banchi?
Ma davvero qualcuno pensa che il problema siano i migranti raccolti in mare?
Ma davvero qualcuno pensa che il problema economico sia il numero dei parlamentari?
Ci sono grandi questioni da affrontare: la riforma della scuola della repubblica democratica, l’ambiente, le migrazioni, la distribuzione delle risorse, il valore del lavoro umano.
La democrazia è il modo per affrontarli, un modo che stiamo ancora costruendo e sperimentando.
Negli ultimi 25 anni la democrazia è stata erosa un pezzo per volta com’era, tra l’altro, nei programmi della P2, mortificando e tagliando rappresentanza a favore della rappresentazione.
Non vorrei scendere un altro gradino di questa china pericolosa mentre soffiano ovunque venti di guerra. Voterò NO. E speriamo di cavarcela.
 
18agosto
Condivido perchè:
1. In tempo di pandemia tutti i crimini e delitti sono diminuiti tranne i femminicidi
2. il sistema giuridico costringe continuamente le donne a usare slogan e manifestazioni per ottenere giustizia come se il diritto a vivere in pace non fosse già stato conquistato e sancito dalla Costituzione 
3. gli stereotipi sessisti che diventano operanti in azioni concrete ci costringono dentro schemi mortificanti che danneggiano la democrazia, cancellando le riflessioni pacate e articolate necessarie a trattare sentimenti e relazioni umane
4. invito ogni donna che ama leggere a evitare i testi sacri dei patriarchi gentili, vecchi e nuovi. 
Ogni volta che avete la tentazione di osannare un uomo provate a cercare se per caso una donna non ha già smascherato i suoi elevati ragionamenti o comunque provate a confrontare le sue parole con la vita concreta delle donne.
 
7 agosto
Tra localismo e nazionalismo muoiono la libertà, la giustizia e tutti i diritti umani. 
Autodeterminazione senza alzare barriere, autogoverno locale e tutela dei diritti globali, libertà di parola e cancellazione di ogni pratica violenta, forme di governo con vari livelli di autonomia e cooperazione, condivisione di risorse e responsabilità collettiva: la strada della democrazia è tutta da costruire. 
Un compito e una responsabilità per le/i millenial nate/i con straordinari strumenti comunicativi a disposizione e perfino la possibilità di conoscere tutte le storie del mondo, o quasi. 
Un’occasione per misurarsi con grandi imprese fatte di migliaia di piccole scelte.
Il benessere delle persone è il compito di chi governa e la tutela del territorio, non la difesa dei confini, sempre artificiosi e pericolosi.
 
6 agosto
Il segreto dell’infanzia, la grande lezione di Maria Montessori. Ho insegnato ad adolescenti cercando di seguire le sue intuizioni perchè ogni sapere si presta al gioco della scoperta. 
Abbiamo bisogno di sperimentare l’autonomia nell’apprendimento, ad ogni età, che significa coscienza del limite, desiderio, fatica, vittorie e sconfitte che non riguardano l’insulsa misurazione del voto.
Una scuola che non produce ripetelle e ripetelli, non induce spocchia accondiscendenza noia brutalità.
Il concetto di metamorfosi, mutazione, è visibile a chiunque insegni. Gli ambienti non possono essere gli stessi per tutta la durata scolare.
La fiducia nel desiderio di sapere è la chiave di volta della scuola, fiducia anche nelle/negli insegnanti.
Insegnare si impara facendo, con il sostegno di una normativa democratica e non burocratica.
 
27 luglio
Per la scuola servono prima di tutto spazi e insegnanti, da sempre e ora più che mai. 
Per gli spazi: in ogni città e paese ci sono appartamenti vuoti, ville perfettamente attrezzate e inutilizzate adatte a lavorare in sicurezza con piccoli gruppi. Dove non ci sono possiamo pensare che casette prefabbricate sono più facilmente realizzabili di grandi edifici.
Insegnanti: assunzioni diffuse, possibilità di tornare in servizio per poche ore per insegnanti in pensione, contratti a tempo determinato per studenti dell’università.
Salute: pensare a banchi con le rotelle e distanziamento significa trasformare le/gli insegnanti in vigilanti, si può pensare a presenza di infermiere/i in ogni scuola e intanto riprogettare la medicina scolastica.
Sono suggerimenti d’emergenza, sostenibili dal punto di vista ambientale e praticabili rendendo visibile a tutto il paese, cioè a tutte le donne e uomini adulti, che la scuola è la priorità per il presente se vogliamo davvero sostenere il futuro.
Chi di noi penserebbe agli arredi se manca la casa? Bah. Immagino che la Ministra faccia quello che può e sa fare e riceva fin troppi consigli.
 Scelte coraggiose le possono fare solo donne e uomini che sanno conquistare credibilità politica per la lucidità intellettuale e la chiarezza delle posizioni, condizioni che per una donna non si raggiungono senza solide radici dentro la storia politica (non necessariamente partitica) delle donne italiane.
 
26 luglio
Sto ascoltando Recalcati che parla della pulsione securitaria affermando che già il bambino quando nasce prova paura perchè si sente straniero nel mondo ostile.
 Mi piacerebbe informarlo che nascono anche bambine, giusto per allargare l’immaginario, e visto che neonate e neonati non parlano non sappiamo esattamente cosa pensano del mondo, ma vengono abbracciati, cullati, osservati in silenzio mentre dormono, ascoltati quando gorgogliano e, quelli che ho conosciuto, sembravano sentirsi a loro agio, incuriositi più che impauriti. Poi arriva anche la paura, emozione indispensabile insieme alle altre, e il resto lo conosciamo, più o meno.
 Sono stanca di patriarchi sapienti e gentili che pontificano, soprattutto di cose che non conoscono direttamente perché le bambine e i bambini crescono nella pancia di mamma e incontrano, nella maggior parte dei casi, l’accoglienza di braccia amorose come prima esperienza. Il resto è storia.
Risposta: Cara, si dice avvocata come già Maria nel Salve regina. Per il resto c’è un lungo dibattito compreso quello delle teologhe su dio, dalle quali ho imparato l’esistenza del maschilismo deformante nelle traduzioni dall’originale biblico. La lingua registra le relazioni sociali e per questo è viva e mutevole. Comunque vedere è una scelta libera e il femminismo l’ha conquistata per tutte, anche quelle che decidono di conservare i pilastri del patriarcato studiando quello che scrivono gli uomini e disprezzando gli studi, anche storici e linguistici, delle donne. Mi permetto un suggerimento di lettura: Il dominio maschile di Pierre Bourdieu, un uomo non una femminista.
 
3 febbraio
La politica che guarda alla Costituzione come guida non s’impara in piazza, non si pratica nei corridoi, non è fatta di cooptazione, non si costruisce in assemblee nazionali. Serve un’organizzazione che sappia tenere insieme piazza e assemblee, social e visibilità, ma può vivere solo se ha un cuore pulsante fatto di impegno quotidiano, di piccoli gruppi che studiano e s’impegnano sul territorio, che imparano il confronto e la mediazione, lontani da compromessi e improvvisazione.
Per la democrazia non ci sono scorciatoie, è una pratica impegnativa. L’organizzazione minuta ovviamente non dà gloria e non si viene chiamate/i in tv ma produce cambiamento. Non servono a niente le lamentazioni, le esaltazioni, le manifestazioni se non siamo disposte/i all’onestà di decidere quali sono davvero le nostre priorità.
La campagna d’odio coltivata ovunque da uomini viene praticata in famiglia dagli uomini. Le donne si chiedano se è conveniente appoggiare gli uomini che incitano all’odio.
 
29 gennaio
Non ho dormito stanotte pensando a Marina che se n’è andata. Ci siamo viste l’ultima volta per il premio de Il Paese delle donne nel 2017. Era stanca ma rimase fino alla fine sollecitando anche altre a rimanere, con la consueta dolcezza ironica. Ci guardammo, non avevamo bisogno di parole per capirci. Mi offrì la sua casa per stare a Roma. Ci puoi stare quanto vuoi, anche senza di noi. Scrivi, mi disse, salutandomi come faceva fin dai tempi in cui mi chiamava per la trasmissione di Radio Parlamento, perché consigliassi qualche libro agli ascoltatori.
Vivi proprio in capo al mondo, mi diceva, contenta di vedermi quando arrivavo a Roma per le assemblee dell’UDI. Eravamo lontane ma la sentivo vicina. Nulla cambia nell’apparenza dei miei giorni ma stanotte mi sono sentita più sola perché il suo sguardo si è spento per il mondo e anche per me.
 
28 gennaio
Per rovinarmi la serata basta Trump e la farsa del suo piano di pace per la Palestina. Conta sull’indifferenza, l’ignoranza, la malafede, la memoria corta. Per questo oltre a tutti i danni che fa mi ci aggiungo anch’io, come danno collaterale.
 
 
FACEBOOK 2019
24 dicembre
Insieme agli auguri per Natale, e per confermare la mia fama di donna poco compiacente e perfino sgradevole, suggerisco un paio di libri scomodi e necessari: insieme a quello di Giuliana Sgrena, di cui sotto metto la recensione, quello di Enrica Bartesaghi: Genova, il posto sbagliato, che si può scaricare gratuitamente dal sito www.veritagiustizia.it.
Giuliana racconta l’asservimento dell’informazione ed Enrica la vicenda del G8 di Genova del quale è stata involontariamente protagonista come madre di Sara, una delle ragazze della Diaz. Una memoria utile per chi saluta l’ultima piazza piena come la novità politica del secolo perchè a Genova si consumò anche il tradimento della sinistra di governo e di potere nei confronti di un movimento pacifico che anticipava di vent’anni i temi dell’ambiente, del razzismo, del sessismo, indicando con chiarezza lo scenario futuro nel quale oggi siamo immerse/i. Come ricorda sempre Lidia Menapace la giovinezza non è una categoria politica ma una malattia che con l’età passa e la sconfitta del movimento di Genova attraverso l’uso della violenza di Stato è un altro capitolo nero della storia di questo paese, ma anche la testimonianza di una resistenza alla quale non rinunciamo, giorno dopo giorno.
Auguri
 
12 dicembre
Ricordo il 12 dicembre 1969 e i giorni successivi e l’uccisione di Pinelli. Ricordo le notizie della TV e l’inizio del depistaggio. Ricordo che mio padre disse: “Sono i neri, sono i fascisti, stanno coperti ma ci sono ancora, cosa credete”. Era un muratore che non faceva politica ma scioperava e credeva nella democrazia anche se era sempre scettico sui governi. Quando Berlusconi si è candidato nel ’94 disse: “Torneranno i fascisti, stanno coperti ma ci sono ancora”. Cominciò nel ’69 la teoria degli opposti estremismi che vedeva il centro come rifugio sicuro delle brave persone, ma noi abbiamo cominciato a vedere il marciume di chi si dichiarava apolitico e votava DC.
Ho visto più generazioni andare in piazza, ma intanto sono stati smantellati i luoghi della democrazia di base. Le riunioni periodiche e le lunghe discussioni sono più faticose e meno gratificanti della piazza. La piazza occasionale può dare suggerimenti importanti alla politica ma non ne modifica luoghi, forme, rituali e non determina le persone da eleggere. Per capire quello che sta accadendo non basta guardare, bisogna imparare a vedere, arte difficile e mai acquisita una volta per tutte.
 
10 dicembre
Se ne sono andate Annarita Buttafuoco, precocemente, Anna Rossi Doria, con cui ricordo un chiacchieroso viaggio in treno da Ravenna a Roma, Paola Di Cori, geniale e coltissima, e ora Anna Bravo, che ho vista l’ultima volta al 70° dell’UDI. Storiche che hanno fatto la nostra storia.
 
5 dicembre
Dati da ripassare perché da anni ci troviamo a scegliere tra neoliberisti più o meno perbene e sguaiati approfittatori più o meno competenti.
Una nuova classe politica non nasce sotto i cavoli e nemmeno solo in piazza. Le nuove generazioni giovani dovranno chiedersi prima o poi cos’è accaduto e com’è accaduto, esattamente come noi abbiamo dovuto interrogarci sulle guerre mondiali. Ricordando che la giovinezza è condizione transitoria e non sociale. In TV vediamo solo i successi di ricercatori/trici e scrittrici/ori giovani, intelligenti, multilaureati e intraprendenti. Ormai perfino fare l’insegnante è condizione disprezzata, per non parlare di tutto il resto. Spero che la realtà ci riservi sorprese.
 
3 dicembre
Alla fine bisognerà comunque fare le sardine pensanti oltre che gioiose.
Il problema resta l’ingiustizia sociale tornata a sistema soprattutto nella coscienza delle persone.
La parola più pericolosa? Beneficenza. Parola feudale per buone azioni che leniscono gli orrori di sistema.
Mi piace la gentilezza delle sardine e che ci sia una nuova generazione visibile in piazza contro l’odio. Spero che le piazze delle città diventino contagio positivo e soprattutto azione quotidiana.
Vanno bene a questo punto tutte le specie ittiche perciò io sono per l’anguilla di Montale.
 
8 novembre
Solo una nota: la distruzione della scuola pubblica italiana è cominciata prima, con l’introduzione dell’ora di religione e una categoria di insegnanti che non risponde ai criteri di laicità della Repubblica, con l’equiparazione delle scuole private e relativi finanziamenti, la reintroduzione dei voti nella scuola primaria, l’uccisione del tempo pieno, e potrei continuare a lungo perché ogni scelta è stata un colpo al cuore della democrazia. I primi gradini che si scendono sono quasi impercettibili, poi si scende a rotta di collo e quello che era strano diventa normale.
Io comunque non mi rassegno, anche se non conto niente, non l’ho fatto nemmeno quando mi dicevano che esageravo, vedevo pericoli inesistenti. Mi dispiace di avere avuto ragione, un passo dopo l’altro sono passati quarant’anni: ero una ragazza e oggi sono vecchia. E non voglio scoraggiarmi.
 
29 ottobre
Nel profondo nord dove abito i suicidi sono molti in relazione alla popolazione.
Giovani uomini che si impiccano o si buttano sotto il treno.
Quanto contano gli stereotipi sessisti inculcati dall’educazione delle madri e dall’esempio dei padri?
Ai vari guru che dicono alle/agli insegnanti cosa insegnare dico invece che a scuola i sentimenti vanno vissuti prima che insegnati, liberando le strutture e l’organizzazione dal modello della ratio studiorum del ‘600 che si è saldato all’aziendalismo produttivista neoliberista nell’asservire e riprodurre il peggio perfino quando chi lavora cerca di fare e dare il meglio.
E piantiamola con i dirigenti manager: torniamo al/alla preside che conosce la didattica e non svolge il ruolo perché fuggita/o dall’insegnamento solo alla ricerca di prestigio, carriera e denaro.
Anni fa chiedevamo tutta la presidenza elettiva perché la democrazia esiste solo se comincia dalla base della società e si i para con l’esercizio.
 
26 ottobre
Sono perplessa.
1. mi è arrivata da ben sei persone la registrazione di una voce femminile che denuncia la situazione cilena affermando che nessuno dice la verità: la voce non dice il suo nome e le sue informazioni sono vere ma più generiche di quelle pubblicate da giornali e social. Che cosa significa? Che cosa sta dicendo davvero?
2. Leggo su un post l’apologia delle tredici donne che hanno cambiato l’Italia. Solo alla Costituente erano ventuno. Di cosa si parla? Si tratta di un omaggio a queste tredici donne o di una denigrazione delle altre migliaia?
3. Rilanciamo tra noi più o meno sempre le stesse notizie, e qualcuna con linguaggio approssimativo.
Stare in contatto via Facebook è un modo per smettere di pensare? Per non sapere più chi siamo?
Le buone intenzioni non generano sempre buone azioni, anzi.
 
11 settembre
Io ricordo l’11 settembre 1973.
Avevo vent’anni.
A gennaio a Milano, in una manifestazione, la polizia aveva ucciso Roberto Franceschi. Ci sono voluti trent’anni per la verità.
Avevamo guardato al Cile con speranza, abbiamo ascoltato in silenzio le testimonianze di chi è fuggito, di chi è stato torturato. Ricordiamo chi è stato ucciso, chi è stato dimenticato.
Gli assassini, i dittatori, i torturatori contano sul tempo, sanno che diventeranno vecchi e qualsiasi condanna, se e quando arriverà, non potrà incidere sulle loro vite.
È accaduto in Europa, accade ovunque, e la vita continua nella smemoratezza collettiva. Possiamo pensare che, di sconfitta in sconfitta, l’aspirazione alla giustizia e libertà alla fine rinasce e si allarga. Crederci non è una speranza, è una scelta.
 
1 settembre
In questo scaricabarile ci sono esseri umani che vengono ridotti a vittime. E non possiamo nemmeno invocare i posteri che diventeranno nostri giudici perché noi siamo già i posteri di altre tragedie, altre complicità, altra ignavia.
In questa fine estate, aspettando un governo, mi tengono compagnia i libri. Tra tutti consiglio: Il tribunale del Duce, di Mimmo Franzinelli, Mondadori. Per me essere cittadina di un paese, diventato democratico solo dopo trent’anni di massacri e due guerre spaventose, significa capire in che modo i nostri passi quotidiani, apparentemente innocenti, diventano complicità, anche se siamo già tutte e tutti sicuri di avere l’impunità.
 
22 agosto
Giochi di mani, giochi di villani, giochi di banco e sottobanco. Sono tutti giochi di uomini quelli a cui assistiamo, di parte, la propria personale, e di partito, poco più che virtuale: partiti divisi, mezzi partiti, partiti per le piazze, partiti da twitter.
Uomini che si rivolgono a un generico popolo sovrano, immaginato sempre e solo come impotente vociante attonito arrabbiato prono smarrito.
Sparita la società civile, quella organizzata, che fa politica quotidiana cioè quotidianamente mette insieme bisogni e risorse, istanze democratiche e soccorso, intelligenza e lavoro, solidarietà e serenità.
Viene resa invisibile la società civile in cui le donne sono sia maggioranza numerica che stragrande maggioranza attiva. Come sempre, durante qualsiasi disastro, come nelle guerre del secolo scorso e le odierne, le donne salvano vite, riparano i viventi, rappezzano le malefatte, si prendono cura.
E nel frattempo, qui in Italia, lungo un intero secolo, le donne hanno conquistato leggi, esperienze, competenze e perfino oneste e onorate carriere, costituendo, di fatto, una vasta comunità politica, attiva nella difesa della democrazia e nella conquista delle leggi attuative dei primi e fondamentali articoli della Costituzione.
Una vasta articolata e attiva collettività politica che sa dialogare, intervenire, operare mediazioni in vista del maggior bene comune possibile, la grande maggioranza senza scendere a compromessi meschini, senza cercare posti e poltrone a tutti i costi, senza adattarsi o accodarsi per tornaconto personale.
Una comunità politica che sa costruire intelligenza collettiva, quella della politica che si prende responsabilità senza cercare le scorciatoie di patteggiamenti incomprensibili.
Questi uomini che amano e riconoscono solo uomini, perfino e soprattutto quando sono omofobi, questi uomini che si accordano comunque sempre per il peggio, non ci rappresentano. Di questi uomini non ci fidiamo, da questa classe politica non ci aspettiamo niente di buono.
E non ci basta il nome di qualche donna tirata fuori dal cappello, purché la competenza certificata sia collaudata da sicura fede nei disvalori che rilanciano ruoli femminili asserviti, nella famiglia e sul lavoro, auspicando la cancellazione dei diritti acquisiti.
Questa crisi scuote da tempo l’intero paese e ci riguarda.
Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali, a chi guida ciò che resta dei partiti, di guardare al paese reale, di cercare le candidature tra le donne che hanno dimostrato lealtà alla Costituzione e impegno per la sua piena realizzazione, in costante dialogo con le istanze più vive della società di cui le donne, lo ribadiamo, sono maggioranza.
Chiediamo alle donne che hanno titolo e competenza di farsi avanti, di avviare un altro tempo, non pensiamo che sia né facile né rapido: l’entità dei problemi che ci stanno di fronte fa spavento, ma da qualche parte bisogna cominciare e questo è il momento. Saremo in tante a sostenervi, non sarete sole.
 
20 agosto
Ieri ho seguito per intero la diretta TV dal Senato, non perché sono masochista ma perché sono una cittadina pensionata (anche se mai disoccupata) e quindi posso mettere a disposizione del tempo per capire.
Ho assistito a tutta la gamma dell’esercizio retorico possibile, dall’argomentazione accademica colta alla volgarità populista che immagina di tenere in ostaggio il popolo sovrano solo perché nomina in modo offensivo, e vano, la Madonna.
Retorica con bassissimo tasso di verità nell’intreccio di codici e locuzioni del tutto autoreferenziali: una diffusa omogenea connivente mediocrità nel gioco di opposizioni perfino malamente recitate. Il paese reale presente solo nell’elenco di qualche giaculatoria senza spessore e senza storia. La parte di buonafede, che certamente c’era, infilata nella sintassi scadente, indistinguibile dalle furbate.
Com’è stato possibile mandare in Parlamento una classe politica così mediocre in tutti i sensi, dal punto di vista delle competenze, prima ancora che da quella dell’onestà democratica?
Dove sono tutte le intelligenze di questo Paese? Mancano le generazioni di donne e uomini che si sono dedicate, anche onestamente, con impegno e perfino nobili sentimenti, alla carriera, così la politica è diventata a sua volta mera carriera, e ovviamente non per i e le migliori.
Una volta una donna mi ha detto che mentre io facevo la femminista lei si è dedicata alla carriera. In quel momento non le ho risposto perché considero la sua carriera non solo onesta ma dovuta, per la sua competenza. 
Oggi però siamo entrambe sconfitte anche se con diverse responsabilità. Perché la responsabilità personale conta e fa la differenza. Ieri al Senato ho sperato ci fossero differenze, ma non le ho viste, se non quelle superficiali dei reciproci schiamazzi, e delle poltrone lasciate ostentatamente vuote da chi non ha nemmeno imparato che la democrazia è prima di tutto ascolto, che legittima l’esistenza della sede istituzionale stessa.
Aggiungo che ieri ho visto solo maschi che parlavano a maschi e donne, pochissime, perfettamente mimetizzate nel maschile, perfino più brave, ma del resto non è così difficile.
 
13 agosto
Ho votato ma da anni non mi sento rappresentata nel e dal Parlamento. Non per questo ho smesso di fare politica, che non è carriera ma impegno. Seguo con preoccupazione la situazione parlamentare, ma non da oggi e mantengo la memoria delle nefaste continuità.
Mi sembra evidente il fallimento delle politiche neoliberiste e vedo una crisi del capitalismo che apre al nazionalismo e alla guerra, che è sempre guerra contro i poveri e le povere.
La grande questione è sempre la stessa: il diritto alla vita e a ciò che rende la vita degna, tollerabile, auspicabile, serena. Una questione che oggi riguarda tutti i/le viventi e il pianeta stesso. Noi, umane e umani, ne siamo responsabili. Ci sono ragazze e ragazzi, donne e uomini, che ne sono consapevoli.
 
11 agosto
Mi sto chiedendo: quali sono gli interessi che sta difendendo Salvini in questo momento? Può essere interessante accostarlo a Mussolini ma il fascismo non arrivò con le parole roboanti di un uomo, arrivò con la complicità degli agrari e di una borghesia cialtrona, con le divisioni e i tentennamenti del Partito Socialista, con l’interdizione della cittadinanza politica alle donne, con le furberie dei liberali, con le scelte della Chiesa cattolica, con una classe politica che temeva l’espressione democratica del popolo, con un re cortigiano, e potrei continuare. La storia non si ripete uguale, mi auguro solo che non sperimentiamo il peggio solo perché non sono più in vita le donne e gli uomini che l’hanno già conosciuto. La smemoratezza in questo Paese è stata alimentata e protetta. I grandi delitti sono possibili solo grazie a migliaia e migliaia e migliaia di piccole complicità quotidiane e continue. Comprese quelle della stampa e oggi dei social.
 
9 agosto
Paura per qualcosa che è già accaduto e la sensazione di impotenza che strozza la voce in gola. 
Un sentimento che si aggrappa a ogni cellula del mio corpo, più potente della rabbia, più intrusivo della tristezza, più muto di qualsiasi silenzio.
Il sentimento della mattina in cui è cominciata la prima guerra del golfo, di quando è arrivata la notizia di Sabra e Chatila, del colpo di Stato in Cile, della strage di Piazza Fontana, dell’assassinio di Moro e ancora ancora ancora, prima e dopo e sempre.
Morti e morti e morti e giochi di guerra infiniti. 
Ma intanto si vive e non ci teniamo la paura accanto, non la coltiviamo, noi cerchiamo di crescere la vita con la speranza, di fare il meglio che possiamo, di gioire per le cose belle. 
Accantoniamo la paura, piangiamo i morti e cerchiamo riparo per i e le viventi.
Non coltiviamo la paura perché cerchiamo di vivere in pace.
Ma oggi so che devo ascoltare questa paura. Ho paura di chi alimenta l’odio, ho paura delle complicità di chi minimizza, ho paura del mio stesso silenzio, della mia piccola impotenza, di chi cancella la mia cittadinanza. 
Ho paura dell’inadempienza di umanità che dilaga come un contagio.
Scrivo queste parole come un messaggio in una bottiglia perché trovino mani che sanno ascoltare, donne e uomini con cui trovare un modo per agire.
Mi aggrappo a qualsiasi parola pronunciata da chi può farsi sentire.
 
7 agosto
Lo sentite il rumore della guerra che si sta facendo più forte?
Ringrazio per la citazione, anche se forse servirebbe ripercorrere gli appelli per l’alleanza delle donne espressi in vari momenti storici dal movimento. E ricordare sempre che non siamo all’anno zero delle proposte e che nessuna di noi è una single politica ma siamo dentro associazioni, gruppi, esperienze che rappresentano la nostra collettiva forma di esistenza e resistenza politica negli anni.
 
9 luglio
Penso a questi nuovi mezzi di comunicazione che cerco di usare con prudenza, per non lasciarmi fagocitare dalla compulsione al LIKE, alla risposta immediata, alla condivisione di notizie che non aggiungono nulla a ciò che già sappiamo, alla dissipazione del tempo, all’illusione di un’azione che è solo ticchettio delle dita. 
Eppure negli auguri per il compleanno c’è tutto il nostro esistere umano nel bisogno di essere riconosciute/i umane e umani affettivamente e non solo statisticamente.
La breve parola gentile ricevuta continua a rimescolare storie in cui ci siamo conosciute/i per un tempo lungo o solo un momento e l’emozione che sento è intrisa della responsabilità di esistere nella condivisione di un mondo comune che i nuovi mezzi di comunicazione possono appiattire, deformare, rapinare ma anche potenziare espandere approfondire, sostenendo il nostro agire.
Possiamo decidere e anche una semplice parola non porta mai un messaggio semplificato perché nel clic c’è tutta l’umanità che vogliamo essere. Grazie per i vostri clic.
 
2 luglio
Nello sfacelo di molte cose, e nonostante tutto, ci sono cambiamenti che s’impongono: per motivi e storie diverse la Capitana Carola e le Atlete Azzurre hanno segnato quest’estate l’immaginario collettivo con i loro corpi che esprimono storie femminili irriducibili a stereotipi. 
Per questo suscitano rabbia e per questo la rabbiosità meschina può ferire e perfino uccidere ma non fermare la storia. I patriarchi violenti e benevoli, insieme alle loro custodi, vestali e serventi dovranno farsene una ragione. Decisioni ferme, parole gentili, sguardi intelligenti e nessuna compiacenza: ce la possiamo fare.
 
28 maggio
Le donne che parlano con donne e tra donne sono state zittite da molti anni.
Tra donne una rappresentanza che si promuove in forma autoritaria non passa e la costruzione di una rappresentanza autorevole richiede luoghi, forme e risorse che non sono mai state messe a disposizione.
Non esistono scorciatoie e non si può votare sempre contro. L’analisi richiede tempo ma alcune cose le sappiamo da tempo.
 
27 maggio
Ricordate Blade Runner? Era il 2019, pioveva sempre e i replicanti, sfruttati e maltrattati, erano umanamente migliori degli umani.
Per stare sul pezzo possiamo rileggere (o leggere) La svastica sul sole di Philip K. Dick.
Per fortuna era tutto virato sulla soggettività maschile perciò le donne potrebbero ancora fare la differenza, ma non è una certezza.
 
26 maggio
Fuori tempo, fuori coro: le notizie vere non possono essere consumate e dimenticate, perciò torno oggi sulla vicenda della docente sospesa.
Penso che dobbiamo fare attenzione a che cosa mettiamo sotto i riflettori: il problema non sono i/le ragazzi/e e quello che scrivono su cartelloni o mettono in video, come si usa oggi, il fatto veramente grave, in tutta questa vicenda, è la sospensione della docente da parte di un organismo di controllo.
I ragazzi hanno accostato documenti e informazioni, e il giudizio sul loro operato può essere il più vario, siamo in democrazia, ma gli organi di informazione che entrano nel merito di un elaborato studentesco non fanno un buon servizio se non viene rimarcato in modo forte deciso e inequivocabile l’attacco indebito alla libertà d’insegnamento, del quale l’insegnante in questione poteva essere chiamata a discutere, al massimo, con il proprio dirigente.
La libertà d’insegnamento, scritta nella Costituzione, ce la siamo conquistata, passo dopo passo, discussione dopo discussione, lavoro dopo lavoro, nelle classi, nei collegi docenti, nei consigli d’istituto.
A conquistarla non è stata la maggioranza delle/degli insegnanti ma una minoranza trascinante perché le nostre ragioni e metodi erano/sono ineccepibili.
Non i risultati ovviamente, di cui ogni insegnante è solo parzialmente responsabile.
Al di là di tutta la doverosa solidarietà all’insegnante il rischio del clamore mediatico è che la maggioranza si ritiri nell’acquiescenza e nella banalità culturale (che è sempre il male) perché non si può essere sempre esposti/e e sotto esame.
Lo affermo per esperienza personale: ho insegnato dal 1976 (con fasi alterne i primi anni) fino al 2008 nella scuola superiore di un paesotto della pianura bergamasca, con metodi innovativi (ed efficaci) favorendo la crescita dello spirito critico delle mie classi e sono stata sempre sotto osservazione e sotto esame da parte di dirigenti, colleghe/i, genitori, e perfino popolazione intorno.
Il fatto che di me si dicano solo cose buone, perfino ottime, non cambia la fatica doppia che mi è costato insegnare sempre sotto i riflettori, sotto giudizio più degli/delle scansafatiche.
Per quella fatica in più non sono mai stata pagata.
E non mi si dica che devono bastarti le tante gratificazioni ricevute, compresi dirigenti e colleghe/i perché quello riguarda solo me e non è mai stato messo in un contratto.
La relazione docente/discente richiede discrezione e perfino intimità, che non è la confidenza ma la fiducia reciproca nel rispetto di tempi e sentimenti. Anche i genitori dovrebbero distogliere lo sguardo e limitare l’invadenza, figuriamoci i social, ma questo è anche tutto un altro discorso.
 
19 maggio
“Chiudete i porti, blindate le porte, armate il cuore e impugnate il rosario”.
Non basta l’indignazione, servono azioni: diffuse, ironiche, civili, ferme e soprattutto efficaci.
Hanno provato a coinvolgere Maria anche nella caccia alle streghe ed è nato il femminismo. Lo spirito soffia dove vuole!
 
29 aprile
https://vimeo.com/332662306?fbclid=IwAR15T3lwyA15V2bXilENXa5ggzF2xnEO6Fy5DkpBQMX8MJQ1dTO8ekxPXio 
Massimo Cacciari a Monte Sole 25 aprile 2019
Un discorso che vale la pena ascoltare perché è anche un buon ripasso della storia europea e mondiale del Novecento.
Manca solo una questione, che però riguarda la metà della popolazione europea. L’idea di giustizia che deve fondare lo stato di diritto manca fin dall’inizio nella fondazione degli stati liberali: la negazione del diritto di cittadinanza delle donne è un vulnus originario che agisce contro lo stato di diritto e percorre tutta la storia del Novecento.
La rimozione delle donne come genere, dell’esistenza femminile nell’elaborazione delle leggi e soprattutto della storia politica delle donne, quella delle associazioni autonome, quella che teorizza una forma di stato inclusiva e giusta per tutte e tutti, la storia politica pacifista, continua nel secondo dopoguerra con la sottovalutazione dell’azione lavorativa, combattente, riparatrice, resistente delle donne.
Perché non c’era una donna insieme a Cacciari sul palco? C’è in Italia una donna della politica che sappia raccontare la stessa storia europea tenendo conto di tutta la popolazione, utilizzando il criterio di genere per rileggere la crisi e la guerra, la resistenza e la pace, il rinascere del nazionalismo bellicista e l’affossamento quotidiano dello stato di diritto, il colonialismo imperialista e razzista, i genocidi ignorati e molto altro?
Io ne conosco molte.
In che modo sono state messe a tacere ed espulse dalla politica le tante donne che avrebbero saputo fare quel discorso?
Quanti uomini perbene pensano che sia una questione marginale?
Quante donne perbene pensano che per fare politica basti diventare come gli uomini perbene e perfino meglio?
Intanto se guardiamo ai dati della quotidianità la vera emergenza criminale è la violenza contro le donne, e non è un caso.
 
28 aprile
Condivido questo appello nella sostanza e per la stima umana nei confronti di chi lo propone. Questo appello però non citando le studiose, le insegnanti, le ricercatrici, le cittadine, diventa involontariamente parte del problema che vuole risolvere. Ogni volta che si oscura la parte femminile dell’umanità e della storia è come se si considerasse il criterio del genere come un passatempo dei tempi migliori, che diventa insignificante davanti ai problemi seri. Invece la rimozione del genere, e quindi dell’esistenza storica e politica delle donne, è esattamente il cuore del problema che viene denunciato. Facebook non è posto per lunghi discorsi perciò continuerò altrove la riflessione documentata.
 
15 aprile
Conosco moltissime donne intelligenti, competenti, sensibili, capaci di tessere relazioni e tutte si dedicano a cose importanti in associazioni importanti, insieme agli uomini, impegnandosi a migliorare ciò che gli uomini fanno distrattamente o svogliatamente, pronte a rendersi utili in ogni circostanza, spesso senza mettersi in primo piano, spesso sostenendo gli uomini, spesso gratificate dal fatto di essere sostenute e riconosciute da uomini. A queste donne fare qualcosa per le donne, con le donne, tra donne, sembra un’attività di poco conto, importante certo, ma che segue tutte le altre o non segue affatto perché il tempo non è infinito, come se le donne fossero una delle tante minoranze di cui occuparsi, e quindi non sono mai urgenti.
Sono donne che sostengono le donne solo se sono state legittimate da uomini o da procedure decise da uomini, donne che riproducono candidamente il patriarcato e mi vogliono bene, mi abbracciano perfino, dicendomi “brava, continua così”. Intanto i miei pensieri sono attraversati dalla giovane scienziata che ha fotografato il buco nero, la giovane badante venuta dall’est, la ragazza venduta sulle strade che percorro, la giovane madre avvolta nella plastica lucente insieme al suo bambino, alla deriva su un gommone, la geniale scrittrice che nessuno leggerà perché non ha carta per le sue parole, la commessa avanti con l’età che maneggia il nastro-merce al supermercato, quella che pulisce le case, che stira, quella che vince un campionato, quella che ha lottato ed è arrivata ultima. I miei pensieri sono un territorio devastato perché ogni immagine è segregata da muri. Il mio cuore non è spezzato perché lo tengo unito con il filo spinato.
 
3 aprile
Introdotto il reato di revenge porn, bocciata la castrazione chimica, archiviato il ddl Pillon. La pressione del movimento ha dato i suoi risultati e le deputate non arretrano sui diritti civili.
Sono buone notizie.
Ora affrontiamo la questione più sommersa e taciuta, quella del lavoro delle donne: assente, impossibile, doppio, sfruttato, malpagato, svalutato, nero, servile, schiavile.
Affrontiamo il fatto che tutte e tutti devono avere un reddito da lavoro che includa il tempo liberato dal lavoro per la manutenzione della propria casa, la cura di sé e delle persone care (animali compresi), la cittadinanza attiva sul territorio, la contemplazione del mondo: terra e cielo che ci accolgono, ci sostengono e di cui siamo parte.
Ricontrattiamo tempo di lavoro e tempo di vita a tutte le età, in tutti i campi e a tutti i livelli.
 
14 marzo
GUARDARE IL CIELO CON I PIEDI PER TERRA
Sono con Greta, sono con le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini, che sentono l’urgenza di salvare il pianeta Terra, la nostra casa comune nata nel mistero dell’universo.
La logica del dominio che ha guidato le scelte dei potenti nello sfruttamento indiscriminato della terra, esaltando il profitto come motore della vita a cui asservire popolazioni e territori, aria e acqua, riproduzione umana e di ogni vivente, usando la guerra, la violenza sulle donne, la gerarchia sociale, l’invenzione discriminatoria di classi e razze, mostra oggi il suo volto di morte ovunque.
La terra non è solo bene comune ma responsabilità collettiva, è l’ambiente generativo del nostro vivere e precede il tempo umano che ha inventato confini e proprietà a beneficio di una minoranza, contro la maggioranza della popolazione e, oggi lo vediamo, a danno di figlie e figli, abitanti del futuro.
Dalla nostra storia di genere, noi donne possiamo testimoniare il valore economico sociale e politico delle pratiche di cura, il modo che garantisce la riproduzione e la conservazione della vita.
Rallentare la produzione di rifiuti, attivare la manutenzione del territorio, ripensare il sistema dei consumi sono solo i primi passi verso il necessario capovolgimento di valore su cui è costruito il sistema economico capitalista, il cui fallimento è pari solo alla ferocia con cui si è imposto e continua a imporsi.
Serve a ognuna e ognuno, soprattutto nel mondo occidentale ricco e infelice, una torsione del pensiero per ritrovare il senso del vivere, rivedendo le priorità e sapendo che dentro il nostro piccolo tempo di vita umana si gioca il grande tempo sconosciuto dell’esistenza terrestre. 
Essere adulte e adulti significa assumere questa responsabilità. 
 
8 marzo
L’8 marzo non è una festa per la parità, è una giornata di lotta per capovolgere il mondo!!!!
Il documento è lungo ma ho pensato che i testi con immagini e poche parole sono per l’infanzia. Nell’età adulta possiamo imparare ad articolare in parole anche i pensieri complessi. O mi sbaglio?
Il femminismo è una pratica, non una dichiarazione.
Ci sono state e ci sono donne che hanno praticato il femminismo senza conoscere la parola, ora finalmente possiamo mettere insieme vita e parole per dirla: stiamo attente a non lasciare sole le parole, si sciupano.
 
Aggiungiamo il femminicidio e la costante violenza sulle donne, il bullismo, l’omofobia e l’atteggiamento diffidente e/o persecutorio verso chiunque si discosti dalla becera normalità e il quadro è completo. Atteggiamenti che non sono solo appannaggio dei gruppi di estrema destra ma, come lento avvelenamento, penetrati ovunque, con una gradualità senza interruzione tra piccole discriminazioni, silenziose emarginazioni, uso strumentale dei fatti, manipolazione delle parole, esaltazione di effimeri successi, dichiarazioni altisonanti che coprono pratiche vergognose, e … la lista può continuare.
Ma possiamo cominciare a guardare intorno e rendere visibile la resistenza quotidiana che diventa libera esistenza. Ci vogliono far sentire sole e soli ma non lo siamo.
 
Il femminicidio nasce da un raptus, da una tempesta emotiva? Se è così si tratta di un aspetto della personalità maschile che rende necessario escludere gli uomini da organismi di governo, responsabilità in magistratura e nell’esercito, direzione di imprese, accesso a studi superiori e incarichi accademici così com’è accaduto alle donne quando si sosteneva la loro instabilità emotiva dovuta al ciclo. Qualche secolo di pavimenti da lavare, lavatrici da caricare, persone varie di cui prendersi cura e il raptus passa. Ovviamente chi si rifiuta di svolgere questi lavori dev’essere rinchiuso, com’è accaduto alle donne.
Perplessità: uno psicologo mediatico afferma che la gelosia non è un sentimento d’amore ma di possesso e viene postato da donne. Perchè?
Le donne, anche senza laurea in psicologia, lo affermano da decenni. Cos’ha lui di più originale?
Stiamo attente a non fabbricarci le nostre catene, anche se sono d’oro e graziosamente donate restano oggetti che possono uccidere.
 
FACEBOOK 2015
24 luglio
La questione palestinese è la cattiva coscienza dell’Europa e degli USA. In quella striscia di terra sono rappresentate tutte le nostre contraddizioni materiali e culturali e l’esito imperialista del capitalismo ormai in crisi irreversibile e devastante: sessismo, classismo, razzismo, antisemitismo, xenofobia, guerra. Ma in Palestina incontriamo anche tutte le risorse dell’Occidente: femminismo, pacifismo, pratiche democratiche, Comitati popolari nonviolenti, ricerca di giustizia sociale…
In Palestina ho imparato che esistere è resistere.
 
21 aprile
Quando ho saputo del fascismo e del nazismo, gli orrori, i campi di sterminio, le persecuzioni, ho chiesto ai miei genitori da che parte stavano.
Di fronte agli orrori del presente penso sempre che dovremo rendere conto a figli e figlie del nostro agire o della nostra ignavia.
Oggi mi rendo conto che i figli e le figlie possono anche non chiedere, possono essere più ignavi di padri e madri e sento una colpa ancora più grande pesare su tutti e tutte noi.
 

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