25 novembre 2020 Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

24 novembre
Per domani e tutti i giorni dell’anno
Agli uomini:
Sulla violenza contro le donne gli uomini perbene diventeranno credibili quando si muoveranno autonomamente sulla questione, quando faranno incontri di soli uomini così come fanno con grande naturalezza e disinvoltura su tutte le altre questioni.
Quando si muoveranno politicamente non per ottenere sconti di pena ai violenti, non per stare sul palcoscenico, non per lavarsi la coscienza, non per essere galanti o cavalieri, non per chiamarsi fuori, non per suscitare compassione, non per accattivarsi ammirazione, non per usare la notizia, non per abusare della pazienza femminile, non per usare gli spazi politici delle donne, non per minimizzare, non per timbrare il cartellino del 25 novembre.
Suvvia, a chi si è creduto (e ancora si crede) migliore sarà rimasta un po’ di creativa decenza: mettetevi in gioco purchè non sia gioco di mani.
Alle donne:
Gli uomini si possono partorire, accudire, crescere, amare, non c’è nessun bisogno di essere servili e accondiscendenti.
Essere femministe non significa odiare gli uomini, una palese stupidaggine inventata da menti ristrette, ma significa non cedere alle lusinghe degli uomini, non cedere al sistema di dominio costruito dal patriarcato che può riprodursi solo con il consenso, l’asservimento, il silenzio e la complicità delle donne.
Il femminismo non è la richiesta di parità, è l’affermazione di un diverso paradigma con cui leggere il mondo.
Se vi sentite irritate o irritati dalle mie parole, se pensate: ha ragione ma …, siete sulla strada giusta.
Smontare i pilastri del patriarcato dentro di noi non è un’operazione morbida e dolce, ci saranno polvere e calcinacci ma, come per le costruzioni che sfigurano il paesaggio, dopo la visione sarà più libera.
 
22 novembre
Il 25 novembre ricordiamo la forza delle donne che sanno conservare la vita intorno a sé anche nelle situazioni più drammatiche.
Ricordiamo le donne vittime della violenza maschile e impariamo a guardare le ferite che la violenza lascia intorno a ogni donna uccisa. Sono ferite che ci riguardano, che abbiamo la responsabilità politica di guarire.
Ricordiamo le donne capaci di liberarsi dalla violenza, le donne che sanno chiedere aiuto, le donne che camminano accanto alle donne e le aiutano a riconoscere la propria tenacia, i propri talenti, i propri sentimenti.
Ricordiamo la straordinaria capacità delle donne di imparare la sorellanza, di inventare luoghi accoglienti e sicuri, di cambiare le leggi e la storia.
Quando una donna è vittima di violenza non dobbiamo pensare di chinarci su di lei per aiutarla ma di salire alla sua altezza per proteggerla: lei è in piedi e lotta in silenzio, noi dobbiamo uscire dalla bassezza della nostra distrazione complice per imparare a starle accanto perché le sue ferite sono il fallimento politico del nostro vivere comune.
Il 25 novembre non è l’esposizione delle vittime ma la memoria della vita, del coraggio, della tenacia, della capacità di resistere e sorridere delle donne, che troppi hanno cercato di ridurre al silenzio.
L’invito che rivolgo a ogni donna che ha un ruolo, e un potere, istituzionale, è di agire ogni giorno e l’azione comincia sempre e solo dallo sguardo partecipe e solidale rivolto alla donna che ti sta accanto. Per cambiare il mondo ci sono pratiche e passaggi e che non si possono saltare.
Il femminismo non è un proclama, è un’aspirazione e un’ispirazione.

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