Pasqua 2021

Andare oltre: questo è il significato originario della Pasqua.
Un passaggio annuale che ci piace tradurre in rinascita, evocando le antiche feste del raccolto e la gratitudine per la terra che rifiorisce.
Nella religione cristiana annuncia la resurrezione, la possibilità di vincere la morte.
Qualunque sia la nostra fede, una o molte, solenne e fissata nel rito o più modestamente espressa solo nella fiducia, ricordare che possiamo andare oltre segnala il cammino umano, nel mistero della storia individuale come in quella collettiva.
L’anno scorso eravamo in un clima di morte diffusa e imprevista, l’improvvisa paura ci spingeva a dichiarare immediata speranza, come se fosse una sostanza prodotta dalla mente così come il corpo produce adrenalina di fronte allo spavento.
Quest’anno sappiamo che andare oltre non significa solo scivolare lungo il canale del nostro tempo cercando di evitare inciampi, ma scegliere direzioni, parole, compagne e compagni di strada. Significa avere pazienza e saper cogliere l’attimo, vivere il tempo dell’attesa e accogliere la sorpresa che trasforma la visione.
Andare oltre è possibile se sappiamo dove ci troviamo. Perciò, ovunque voi siate, vi auguro buoni pensieri.

Stereotipi di genere e cultura: una lunga durata

Quando, intorno alla metà del X secolo, Adalberone di Laon[1]fissa l’immagine di un ordine sociale diviso tra coloro che pregano, coloro che combattono e coloro che lavorano, semplificando la complessità del nascente mondo feudale nella teoria statica che mette ognuno al posto decretato da Dio, è evidente che le donne non ci sono.
Le donne sono le invisibili, in ognuno dei tre ordini, perché a loro è affidato il compito di riproduttrici, più vicine al mondo animale che a quello umano, di cui rappresentano l’imperfezione, per una convinzione che arriva dalla cultura greca, attraversa la storia romana e sopravvivrà intatta fino al Settecento.[2]
Adalberone registra e fissa un’assenza, traghettando nella nascente società europea, che si sta formando intorno a nuove e diverse centralità politiche, una diversa cultura religiosa, nuove lingue locali, un’idea dell’esistenza femminile come accessoria che arriva fino a noi.
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Primavera

Primavera si affaccia alla finestra
con le sue gemme nuove
che vibrano nel sole del mattino
lievi
come il corpo di un bambino
nel sogno neonato
a noi e lui per sempre sconosciuto
il sogno della vita che rinasce
e ci tocca nel profondo
dove il mistero della nostra nascita
è breve filo
intrecciato con il mondo
Primavera è qui
latitudine precisa
e sorpresa
che rinnova memoria nella parola appresa
infinitesima piccolezza
che non raggiunge mai il nulla
contrappasso all’infinito pluriverso
di cui cerchiamo la culla
anche noi
dispersi dai millenni
con le foglie neonate
sappiamo vibrare nella brezza

21 marzo 2021 Doni

L’ibisco offerto
dalle tue mani di bambina
fiammeggia ogni mattina
nuovo, tra il verde cupo delle foglie
orlate da un ricamo puntuto e lieve
come le tue dita
e la tua scrittura compita
Fiorisce così ogni giorno il tuo respiro
mentre cresci
e a lungo sono stata accanto a te tremante
ad ogni smarrimento
per quel rischio che corri della vita
ti vorrei a lungo eterna
dopo la mia dipartita

L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE (2015)

Relazione al Seminario nazionale dell’UDI: LASCIATECI LAVORARE
ROMA 8 maggio 2015
(pubblicato negli Atti: Lasciateci lavorare)
 
Parto da un’osservazione sedimentata nella cultura popolare femminile dentro cui sono cresciuta: mia madre ripeteva spesso, in dialetto bergamasco, che se una donna resta vedova rifiorisce, se un uomo resta vedovo si riempie di pidocchi.
I pidocchi erano il segno dell’abbandono di sé, della mancanza di cure, non della povertà ma proprio dell’incapacità di prendersi cura di sé.
Ora possiamo aggiornare l’osservazione popolare con la realtà del tempo di crisi, che vede la perdita del lavoro da parte di uomini e donne, spesso ancora lontani dalla pensione solo per l’innalzamento dell’età minima come requisito.
Quando gli uomini non lavorano rappresentano un problema sociale: ciondolano qua e là, si deprimono, bevono, si suicidano, pochi si dedicano al volontariato e pochi fanno i nonni.
Se le donne non lavorano, cioè se non vengono registrate come lavoratrici dai criteri del mercato del lavoro, in realtà sono sempre occupate. Non esiste la categoria del “ciondolamento” e le donne che non lavorano sono tutte variamente occupate in lavori della riproduzione famigliare e/o sociale, cioè fanno le nonne, le figlie accudenti, si impegnano nel volontariato sociale, si occupano del piccolo collettivo umano entro cui vivono e della manutenzione degli spazi, sia quelli privati che quelli sociali, di enti associazioni parrocchie luoghi di culto vari. Attività che s’innestano, spesso senza soluzione di continuità, con il lavoro nero di accudimento/manutenzione domestica, accudimento di bambini e anziani, assistenza di vario tipo.
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Va in scena la guerra: miti, riti, uniformi e resistenze di donne dietro al fronte (1915-1918)

Rosangela Pesenti

 
Abstract
 
La guerra unifica in un corpo maschile compatto ciò che il tempo di pace divide e le donne vengono assoggettate ai ruoli di servizio, diventando le tessitrici di un immenso apparato di riparazione dei corpi e dei territori feriti.
Viene rilanciato il mito della complementarietà dei generi e sarà l’immagine della crocerossina a completare il grigioverde del soldato, soprattutto quando l’enorme quantità di feriti richiederà, oltre al potenziamento delle strutture ospedaliere, la produzione di immagini rassicuranti finalizzate al contenimento emotivo di ogni dubbio sul valore della meta finale.
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8 marzo 2021: attesa

L’8 marzo e tutti i giorni dell’anno
 
Ogni donna può dire di sé:
sono figlia di una grande storia
Possiamo ricordarlo sempre
Possiamo ricordarlo insieme
 
Possiamo ricordare ogni donna
che ci ha messe al mondo
ogni donna che ha camminato
vicino a noi
ogni donna che ci ha nutrite
 
Ricordiamo
Ascoltiamo


Voglio ricordare Lidia Menapace
nel primo 8 marzo della sua assenza
 
Voglio ricordare mia mamma nata il 7 marzo
che mi ha regalato una lingua madre
difficile misteriosa meravigliosa
 
Voglio ricordare la donna che sono stata
perché lei,
sempre sconfitta e mai vinta
con le sue lotte, la sua tenacia, la sua ricerca
mi consente di essere oggi quella che sono,
una vecchia donna che guarda il mondo
con tenerezza e indignazione,
passione e compassione,
curiosità, disincanto e speranza
 
 
Continuo a pensare che le donne
possono cambiare il mondo in un momento
se hanno il coraggio di affermare
quello che vogliono davvero
senza finzioni
senza mediazioni avvilenti
senza onnipotenza e senza impotenza
attente, vigili, prudenti, audaci
oneste, solidali e vicine
anche lontane
 
Chi vuoi ricordare?
Per chi vuoi lottare?
Che cosa vuoi per te?
 
Nel confuso vociare del presente,
la parola che può dire nasce dal silenzio
                              
Rosangela 2021

Sentimenti dall’anno che è passato

Forse cominciamo cautamente a uscire, ma io lavoro ancora da casa perché l’uso di internet consente di abbattere i costi, i tempi, le fatiche, e favorisce la possibilità di partecipazione.
L’anno scorso scrivevo Parole da casa. Come sempre molte delle cose scritte non le ho messe sul blog. Recupero tra i tanti un pezzo scritto in ottobre 2020 perché l’amore non deve essere nascosto, anche se ha i suoi sospiri.
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Noi, partorite dal nostro passato

Siamo cresciute nella miseria dei pensieri
eppure sappiamo generare la ricchezza delle parole
hanno imbrigliato i nostri corpi
e deformato ogni specchio
eppure abbiamo imparato a riconoscerci
ci hanno separate con le pareti della diffidenza
e noi abbiamo teso mani generose
ci hanno indirizzate alla meschinità dello sguardo
e noi coltiviamo pensieri soccorrevoli
ci hanno invitate nei circoli esclusivi
dell’arroganza definita forza
e noi abbiamo trovato la forza di ridere
e ridere di loro
ci hanno aperto le porte di servizio
per diventare caricature di noi stesse
e noi siamo fuggite a coltivare giardini
ci hanno piegate alla modestia
e noi abbiamo usato la pazienza per aprire ogni piega
ci hanno negato la storia delle madri
ci hanno separate dalle figlie
ci hanno addestrate alla diffidenza
e noi abbiamo superato ostacoli, distrutto muri, varcato abissi
abbiamo strappato gli involucri accattivanti della menzogna
hanno occupato i nostri spazi, pensieri, cuori
noi abbiamo affrontato le bufere tenendoci per mano
libereremo la terra camminando insieme
ci hanno confinate nell’oscurità
ma noi non temiamo il buio
conosciamo la strada per venire alla luce

Quello che ho visto in America

Ho visto una vittoria delle donne, una vittoria costituita da presenze di donne protagoniste, non comparse, non ancelle, non vestali, non una sola, donne vive ed evocate, di cui è consapevole Kamala Harris che rinnova il ricordo delle donne, e delle lotte, citandole nelle tante appartenenze fissate dalla storia in parole che segnano i colori della pelle, la provenienza territoriale, l’origine plurietnica, il riconoscimento dei fatti per le native, sempre sconfitte ma non vinte.
Ricordandole insieme ha ripassato in poche parole le sfaccettature, anche politiche, del movimento, cresciuto e continuamente rinato negli ultimi trecento anni, che ha cambiato pacificamente il mondo nel Novecento, secolo di guerre, dittature feroci e stermini.
Citando le donne venute prima di lei ha reso visibile quel lunghissimo tenace lavoro, sempre invisibile, di cui è consapevole di rappresentare l’esito e, ci auguriamo, il punto di non ritorno.
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