Parole da casa: scuola fuoritempo

Il tempo scolastico è una delle strutture portanti dentro cui siamo cresciute/i, a cui si assoggettano i sistemi famigliari e perfino, in parte, quelli produttivi, perché diventa una forma interiorizzata, una scansione dei giorni e delle stagioni, un ritmo dell’agire umano.
La necessità di lottare contro il coronavirus non ha soltanto, e certamente, sottratto il diritto all’istruzione ma, chiudendo la scuola, ci consente di vedere con chiarezza le strutture riproduttive della nostra società, tra le quali la scuola, insieme a sanità e pubblica amministrazione, è la più importante e pervasiva.
Scuola, nel senso originario greco di Skholé, significa tempo libero e in questa direzione è stato pensato e conquistato il diritto allo studio, come tempo liberato dal lavoro, e quindi dal lavoro minorile, dalle incombenze domestiche, dagli obblighi della condizione sociale e familiare, dalle limitazioni della condizione personale.
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Parole da casa: vita-morte

VITA
Più di qualsiasi scritto filosofico il virus ci ha insegnato che siamo umani, e umane. Non sappiamo ancora come e perché ma il virus sembra conoscere la differenza femmina/maschio, ignorata dagli esperti come dai politici, donne comprese, tanto che sembrano benemeriti i giornalisti e le giornaliste che tentano di conservare i piccoli passi fatti nella lingua usando il termine “ministra”.
Non voglio scrivere di questo perché l’ho già fatto molte volte, e non so nemmeno quanto utilmente, vista la lentezza e ondeggiamento dei risultati.
Anche la lingua, come il contagio, ha un andamento non del tutto prevedibile.
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Parole da casa: eredità

Le relazioni umane non si ereditano.
Si possono lasciare in eredità case, terreni, mobili, quadri, gioielli, abiti, denaro, azioni, obbligazioni, investimenti.
Si può lasciare in eredità ciò che definiamo patrimonio mobile e immobile, sempre materiale, tangibile, traducibile in un valore economico che ogni società stabilisce, sostiene, protegge, attraverso leggi dettagliate.
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Povertà e dintorni (novembre 2019)

Notizie apparentemente lontane, fatti che restano nonostante la notizia esca velocemente dalla ribalta: il perenne gender gap e il rapporto di Save the children sulla povertà infantile in crescita.
Provo a mettere insieme parole a caso: gender gap, contesto di eccellenza 4.0, carriere, infanzia a rischio, povertà educativa, evasione fiscale, spread, differenziali retributivi, 130 miliardi, flat tax, quota 100. In che modo viene costruita la povertà di bambini e bambine? In che modo viene mantenuta la maggiore povertà delle donne (e una costante quota di disoccupate)?
Quali e quanti sono i gradini tra ricchezza e povertà? Come si sedimentano le complicità?
Il neoliberismo ha coniato il latinorum economico che giriamo in bocca come una caramella senza capire che è dolce ma si tratta di veleno.
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L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE

Parto da un’osservazione sedimentata nella cultura popolare femminile dentro cui sono cresciuta: mia madre ripeteva spesso, in dialetto bergamasco, che se una donna resta vedova rifiorisce, se un uomo resta vedovo si riempie di pidocchi.I pidocchi erano il segno dell’abbandono di sé, della mancanza di cure, non della povertà ma proprio dell’incapacità di prendersi cura di sé. Leggi tutto “L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE”

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Bilanci

Si fanno di solito quando qualcosa si conclude: la parola, con la sua allusione economica a entrate e uscite, e l’origine etimologica derivata dallo strumento per misurare il peso di un corpo, invita alla ricerca dell’equilibrio.
La parola bilancia è una variazione del tardo latino bi-lanx, termine composto che indica due piatti, oggetto diventato simbolo di giustizia proprio perché ciò che l’offesa, l’abuso, la prepotenza, l’iniquità, la prevaricazione, il delitto, tolgono alle persone e alla collettività, va risarcito. Leggi tutto “Bilanci”

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Cura

Sostantivo femminile di origine latina (secondo il dizionario di Tullio De Mauro emerge nella lingua italiana nel XIII secolo) dai molteplici contigui significati: sfumature del pensiero, e del fare, che trovano posto in parole diverse, così come l’intera gamma dei colori, che s’allarga nelle più varie tonalità, è contenuta nel bianco che ne è sintesi e matrice.
Premura, sollecitudine, impegno, diligenza, attività, compito, pensiero, preoccupazione, riguardo, assistenza, custodia: sono molte le approssimazioni sinonimiche di questo bisillabo, che trova anche un’applicazione più individuata in materia giuridica ed ecclesiastica ed ha una sua naturale estensione nel verbo curare, che ne declina l’intrinseca attivistica ragione, in termini moderni potremmo persino definirla mission, che è sempre ovviamente anche una vision: più che un modo di guardare il mondo, la cura è un modo di abitarlo. Leggi tutto “Cura”

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Come le donne sostengono l’economia criminale

in “Su la testa” novembre 2010

L’economia capitalista determina, sostiene, favorisce, i crimini contro l’umanità. Guerre, carestie, genocidi si succedono, come nei tempi bui dell’economia feudale, perché il legame tra profitto e mercato non produce libertà e risorse per tutti.

I problemi economici attraversano la vita e i discorsi quotidiani, e non solo da quando la crisi costringe a confrontarsi con le fonti di redditi e salari e a ripianificare i consumi. L’andamento della borsa è da anni un settore fisso del telegiornale, una sorta di giaculatoria mattutina accanto alle previsioni meteorologiche, le notizie sul calcio e spesso l’oroscopo, segnalando così “inconsciamente” il proprio carattere poco scientifico e l’uso manipolatorio, eppure l’economia resta un tema per addetti ai lavori: gli economisti parlano il loro latinorum disdegnando di ridurlo ad una lingua “volgare” comprensibile alla gente comune, le banche segnano il territorio con la loro capillare presenza, come un tempo le chiese, richiedendo la stessa obbediente osservanza, e rispondono all’oscura logica sovrastatale del mercato, intoccabile come dio. Leggi tutto “Come le donne sostengono l’economia criminale”

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Lettera aperta al Ministro Gelmini

Tra le parole usate da Mariastella Gelmini, alle prese con le beatitudini della maternità, mi colpisce per primo il riferimento alle donne normali, alle quali lei (anormale o privilegiata?) sente di poter dare immediatamente consigli dall’alto dello scranno sul quale pensa di sedere, probabilmente per diritto biologico, ultima evoluzione di quello divino per i nuovi parvenu del potere.
La neo-mamma, fiera della sua non appartenenza a quella normalità un po’ volgare nella quale le donne normali si crogiolano, assentandosi dal lavoro prima e dopo il parto, si mette in cattedra definendo il diritto un privilegio e il suo privilegio (perché di questo si tratta quando hai un lavoro che ti garantisce, oltre ad una certa quantità di vile denaro,  tutti i supporti e sostegni possibili e nessun rischio di licenziamento) un sacrificio. Leggi tutto “Lettera aperta al Ministro Gelmini”

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“La morte della natura”: l’ecofemminismo salverà il mondo?

Università degli Studi di Bergamo
Dottorato in Antropologia ed Epistemologia della Complessità
Elaborato per il corso di Epistemologia della scienza
2009

INTRODUZIONE

L’esclusione delle donne dalla scienza, la nascita del capitalismo con la definizione “forte” di lavoro di produzione della merce e l’oscuramento dei lavori della riproduzione, o una loro definizione “debole” come servizi quando sono messi sul mercato, l’esaltazione del dominio sulla natura ridotta a materia inerte a disposizione dell’esperimento e dello sfruttamento, sono fenomeni coevi che segnano quel grande cambiamento nella percezione del mondo e nel modo di abitarlo, socialmente e politicamente, che ancora oggi viene definito come inizio del progresso, nonostante l’evidente insostenibilità ambientale accompagnata da diffusa sofferenza umana.
Qual è il legame tra l’immagine del mondo che si deposita in ogni disciplina definendone la scientificità, e quindi la “credibilità”, a partire dall’alienazione del punto di vista e dall’assunzione di un soggetto unico, maschio bianco adulto sano, che diventando paradigma della conoscenza può inventare l’oggettività, e la riduzione delle donne a corpo, e dei corpi a materia, risorsa a disposizione per qualsiasi sfruttamento o guerra? Leggi tutto ““La morte della natura”: l’ecofemminismo salverà il mondo?”

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