Dallo Spirito Santo all’asterisco

Dallo Spirito Santo all’asterisco, ciò che conta è oscurare il femminile?
 
Premessa
Le donne mettono al mondo i bambini e le bambine: li sentiamo crescere dentro di noi e trasformarsi da un grumo di cellule in potenzialità umana, l’abbiamo definito miracolo della vita e la scienza ci dice come accade, anche se siamo solo agli inizi, ma non spiega il perché accade e questo perché è dentro la storia profonda dei millenni che portiamo scritti nel Dna, in quell’impasto che si fa immediata storicità e di cui non abbiamo ricordo consapevole ma conserviamo memoria vitale.
Noi donne partoriamo anche gli uomini, li cresciamo, li accudiamo, li amiamo.
Le donne sono, ovunque e in generale sul pianeta, portatrici della potenzialità riproduttiva, anche senza diventare madri, attraverso la capacità di manutenzione, riparazione, rimedio, riciclo, cura di e in ogni contesto, dai servizi domestici alla gestione di team scientifici, dal volontariato alla direzione di aziende.
Le donne sanno essere fantastiche zie, reali o acquisite, sanno essere sorelle, compagne, figlie, collaboratrici, maestre, sanno fare famiglie di prossimità e costruire legami dentro i contesti più disparati.
Anche molti uomini lo sanno fare, perennemente cancellati o ignorati nella visibilità storica e politica proprio perché divergenti rispetto al modello dominante.
Essere femministe non significa odiare gli uomini, una palese stupidaggine inventata da menti ristrette, ma significa non cedere alle lusinghe degli uomini, non cedere al sistema di dominio costruito dal patriarcato che può riprodursi solo con il consenso, l’asservimento, l’assuefazione, la distrazione, la sottovalutazione, la superficialità, il cedimento, il silenzio e la complicità delle donne.
Leggi tutto “Dallo Spirito Santo all’asterisco”

Condividi l'articolo sui social

Con Lidia. Un libro da leggere o rileggere

Presentazione al Senato di “Lettere dal palazzo. Reportage semiserio di un anno da senatrice” di Lidia Menapace, Marea, n.3, settembre 2007
 
Per Lidia
 
Nello sfarzoso palazzo Ancien Régime che ospita il Senato della Repubblica, dove quasi tutti si muovono con altezzosa aria da parvenu, lei mantiene la sua ironica bonaria distanza, il piglio arguto e garbato, consapevole del peso di una storia che espone tutti i suoi busti, rigorosamente maschili, e non sempre irreprensibili, a garanzia solenne di una storia patria che per la maggior parte della popolazione italiana è stata patrigna, soprattutto per le donne, a lungo escluse dalla cittadinanza, e ancora oggi dal suo massimo esercizio, come figlie illegittime, bastarde senza nome.
Lei, ragazza madre di quell’Italia repubblicana nata dalla Resistenza di tante e tanti, a cominciare, come lei stessa ama ricordare, di quegli Internati Militari nei campi di concentramento tedeschi, tra cui suo padre, già reduce dalla prima di guerra mondiale, che rinunciarono al ritorno a casa offerto dal regime repubblichino di Salò e consentirono lo sviluppo della vittoriosa opposizione al nazifascismo, resta fedele alla sua storia antifascista e femminista, per usare solo due dei molti nobili aggettivi che merita, e non lo nasconde.
Leggi tutto “Con Lidia. Un libro da leggere o rileggere”

Condividi l'articolo sui social

Cedimento: una parola pensando al 25 novembre

Cedi i tuoi spazi, il tuo tempo, il tuo cuore, le tue ragioni e se lui li fa a brandelli tu li ricuci e ogni volta che li ricuci ne perdi un pezzetto.
La violenza ha una misura ed è il tuo cedimento. Cedi alla sopportazione, cedi al silenzio, cedi all’invasione dei tuoi spazi, cedi il tuo corpo per quieto vivere, cedi il cognome dei figli senza nemmeno pensarci, cedi quando alza la voce, cedi quando sei stanca, cedi la tua firma se gli serve, cedi l’amministrazione del denaro, cedi alla gentilezza temporanea sperando che duri, cedi alla sua avarizia, cedi perché lui ne sa di più, cedi perché lui ha il reddito da cui dipendi, cedi il tuo denaro perché pensi valga meno del suo, cedi il tuo tempo, cedi ai pensieri che si riempiono di rabbia e lui è al centro della rabbia, cedi l’affetto dei tuoi figli perché ti convinci che hanno bisogno del padre, cedi per quella volta che lui ti ha portata alle stelle con un abbraccio, cedi alle sue lacrime, cedi ai suoi buoni propositi, cedi alle minacce travestite da lusinghe, cedi alle lusinghe senza capire le minacce, cedi le amicizie, cedi alle insinuazioni, cedi alle sue chiamate, cedi le domeniche, cedi sul colore della casa, cedi la proprietà della casa, cedi il tempo per riordinare la sua biancheria, lavare la sua sporcizia, pulire il bagno dove lui è passato, cedi sulla scelta dell’auto, cedi sulla vacanza, cedi all’ascolto dei suoi problemi, le sue crisi, le sue recriminazioni, cedi per essere buona, cedi perché te l’hanno insegnato, cedi perché pensi di non saper fare altro, cedi all’arroganza, cedi alla manipolazione, cedi al tuo stesso sogno, cedi il tuo sogno, cedi alla necessità di ridurre il sogno, cedi alla continua recriminazione, cedi alla lamentazione sterile, cedi per adattarti alla realtà, cedi perché lui però ti aiuta, cedi perché sta imparando, cedi perché speri che impari, cedi perché non vuoi farti aiutare, cedi per continuare la recita, cedi per non fermarti a pensare, cedi perché pensi che non ci sia altro modo, cedi un pochino ogni giorno.
Poi un giorno scopri che non hai più nulla da cedere, nemmeno la speranza.
Poi un giorno vorresti riprenderti ciò che è tuo ma lui si oppone, ti costringe a cedere la vita ed è tutto.
 
Leggi tutto “Cedimento: una parola pensando al 25 novembre”

Condividi l'articolo sui social

Collettive: il filo rosso delle donne di Lecco

Lecco è una piccola deliziosa cittadina lombarda dove sono stata invitata per varie iniziative  fin dagli anni ’80 del secolo scorso, quindi conosco molte donne a Lecco.

Mi sono emozionata quando Enrica Bartesaghi e Tita Papini, appena conosciute, sono venute a trovarmi e mi hanno illustrato il loro progetto di ricostruire in una mostra la storia del movimento delle donne a Lecco.

Il filo rosso, l’hanno intitolata e il significato è espresso molto bene dalla presentazione di Enrica nel libro che raccoglie tutti i testi della mostra, per ora rimandata a causa del Covid19. 

Considero un grande riconoscimento che mi abbiano chiesto di scrivere l’introduzione al libro, in attesa della realizzazione della mostra e di poterla commentare in presenza, come si dice ora. Intanto se avete occasione cercate questo libro.

COLLETTIVE 
Introduzione in Il filo rosso, Storie del movimento delle donne a Lecco, 2020

L’incontro collettivo gioioso, ironico, arrabbiato. E profondo, leggero, curioso, straziante, intimo, orizzontale: collettivo. E svelante, diffidente, impegnato, creativo, imprevisto, lungimirante, presente … e sempre collettivo: questo è stato il femminismo degli anni Settanta.
Fu la stagione dei collettivi e per noi la collettività era una visione dell’esistere come donne, una visione che allargava lo spazio angusto delle nostre vite e sosteneva con la sua aura il più piccolo sperduto gruppo che si riuniva nel più piccolo sperduto paese della nostra lunga penisola.
Leggi tutto “Collettive: il filo rosso delle donne di Lecco”

Condividi l'articolo sui social

Parole da casa: scuola fuoritempo

Il tempo scolastico è una delle strutture portanti dentro cui siamo cresciute/i, a cui si assoggettano i sistemi famigliari e perfino, in parte, quelli produttivi, perché diventa una forma interiorizzata, una scansione dei giorni e delle stagioni, un ritmo dell’agire umano.
La necessità di lottare contro il coronavirus non ha soltanto, e certamente, sottratto il diritto all’istruzione ma, chiudendo la scuola, ci consente di vedere con chiarezza le strutture riproduttive della nostra società, tra le quali la scuola, insieme a sanità e pubblica amministrazione, è la più importante e pervasiva.
Scuola, nel senso originario greco di Skholé, significa tempo libero e in questa direzione è stato pensato e conquistato il diritto allo studio, come tempo liberato dal lavoro, e quindi dal lavoro minorile, dalle incombenze domestiche, dagli obblighi della condizione sociale e familiare, dalle limitazioni della condizione personale.
Leggi tutto “Parole da casa: scuola fuoritempo”

Condividi l'articolo sui social

Alle 21 Donne della Costituente: noi, eredi riconoscenti

Molti anni fa Lidia Menapace nel necrologio per la morte della madre scrisse di essere contenta di aver avuto come madre non una madre simbolica, non una madre badessa, non una regina madre, ma una ragazza emancipata allegra e ironica.
A noi ragazze ricordava sempre che sua madre si definiva una ragazza emancipata durante il fascismo, quando l’aggettivo significava puttana e perciò le figlie ragazzine si stupivano un po’ imbarazzate.
Leggi tutto “Alle 21 Donne della Costituente: noi, eredi riconoscenti”

Condividi l'articolo sui social

Parole da casa: Madri in festa?

A tutte le donne che sono madri di se stesse, perché è l’unico modo di diventare adulte.
A tutte le donne che riconoscono le madri perché sono consapevoli di essere figlie.
A tutte le donne che riconoscono le donne accanto a loro, anche senza definizioni famigliari o reverenze genealogiche.
A tutte le madri che servono senza diventare serve.
A tutte le madri che dicono no.
A tutte le madri che non sono onnipresenti
A tutte le madri che non sono onnipotenti
A tutte le madri che sbagliano
A tutte le madri che lasciano sbagliare
A tutte le madri che se la squagliano
A tutte le madri che non fanno la maestra
A tutte le madri che inventano ogni giorno la propria festa
A tutte le madri che ti tengono nel cuore ma praticano la libertà dell’amore
A tutte le madri che non si vantano
A tutte le madri che si stancano
A tutte le madri senza retorica
A tutte le madri a termine
A tutte le madri che sanno cambiare
A tutte le madri che non mettono i figli all’occhiello o sulla targhetta di casa
o nella borsetta
A tutte le madri che disertano, che non esibiscono, che non si compiacciono
A tutte le madri che si fidano
A tutte le madri che non sono compiacenti
A tutte le madri che ti accompagnano mentre impari a camminare
A tutte le madri che non ti tengono al guinzaglio
A tutte le madri che non si sentono indispensabili
A tutte le madri che non ti confrontano, non ti misurano, non ti sfiancano
A tutte le madri che non ti considerano un investimento,
A tutte le madri che non ti spiano, calcolando il tuo rendimento
A tutte le madri che se ne sono andate
A tutte le madri che abbiamo rimpianto
A tutte le madri che hanno fatto il possibile
A tutte le madri che hanno fatto anche l’impossibile
A tutte le madri che hanno avuto un tempo troppo breve
A tutte le madri che hanno la fortuna di un tempo prolungato
A tutte le madri vissute in un tempo difficile, a quelle con un tempo beato
A tutte le madri che s’inventano
A tutte le madri che i figli sanno inventare
A tutte le madri che le figlie possono sognare
 

Condividi l'articolo sui social