Della passione per le divise

Quest’estate sembra scorrere sul ritmo del ritorno delle divise, utilizzate per diffondere un’immagine di sicurezza che uniforma il paesaggio urbano delle nostre città, per fortuna in pace, a quello drammatico delle tante guerre che continuano e cominciano.

A questa passione per l’uniforme non sfugge la scuola e il dibattito delle famiglie in vacanza trova argomento di viva discussione sul tema dell’introduzione del grembiule.

Il problema della scuola, che si aggrava di ministero in ministero, perché i problemi non risolti generano problemi, diventa così una banale opinione sul look di scolari e studenti. Leggi tutto “Della passione per le divise”

Condividi l'articolo sui social

A chi serve il sette in condotta?

Penso che da un dettaglio si possa capire l’insieme di cui è fondamento (così è ad esempio il DNA per l’essere umano “in carne ed ossa”) e spesso un particolare che catalizza l’attenzione può essere considerato un sintomo di un processo più complesso e dalle implicazioni più antiche.

La divisa, lungi dall’essere una tipologia di abbigliamento utile, al quale si richiamano quelli che ne interpretano la funzione protettiva per i bambini che si sporcano molto (ma allora va bene un grembiule qualsiasi, perfino fatto da sé esercitando abilità dimenticate) è un abito che disciplina il corpo perché ignorando le specificità individuali esalta l’adesione a un modello, tanto che nell’esercito le differenze gerarchiche sono segnalate da piccoli accessori fortemente simbolici e, ma questo è il mio gusto, francamente ridicoli. Leggi tutto “A chi serve il sette in condotta?”

Condividi l'articolo sui social

Sicurezza

Dall’albero degli zoccoli[1]al reddito pro-capite tra i più alti d’Italia, il paese in cui vivo, simile ai tanti in cui è sbriciolata la popolazione della provincia di Bergamo, è passato dalla condivisione quotidiana della vita di cortile alla moltiplicazione di recinzioni muri cancelli inferriate sbarre e sistemi d’allarme.

Proprio al centro di questo paese, che non è nato da un piano urbanistico, ma dal progressivo intersecarsi di passaggi nell’originario agglomerato di quattro o cinque cascine, una della strade centrali, la più antica, è accompagnata su un lato da una lunga alta barriera di ferro su cui la fantasia grottesca del proprietario ha fatto affiggere per ben sei volte a distanza di due metri un cartello giallo fluorescente con la scritta “Attenzione. Cani da guardia addestrati sorvegliano questa zona, è molto pericoloso avvicinarsi“.

Leggi tutto “Sicurezza”

Condividi l'articolo sui social

Nonviolenza: note a margine

Partecipare a un Collegio Docenti, e non semplicemente fare presenza, perché la democrazia è anche noiosa, faticosa, talvolta ridondante, ma è lo spazio del dialogo anche con chi non ci è simpatico.
Dedicare immutata passione e ascolto a studenti, ragazze e ragazzi, che hanno allegramente votato questo governo e non si occupano di ciò che sta facendo alla scuola. Leggi tutto “Nonviolenza: note a margine”

Condividi l'articolo sui social

Tra precariato e connivenza

Loro precari e noi ammutoliti.
Considero un elemento di progressiva e strisciante fascistizzazione la sequenza di corsi e ricorsi, articolati ad arte come forche caudine, alle quali devono sottomettersi i/le giovani che aspirano a diventare insegnanti, o più precisamente a uscire dal vergognoso precariato di un lavoro che spesso svolgono egregiamente già da parecchi anni.
Test, lezioni, esamucci ed esamini e la fatica di correre dalla scuola a pomeriggi noiosi e inutili, pagando onerosi balzelli, percorrendo chilometri e chilometri con rischio proprio (gli incidenti per stanchezza non sono mancati) e non solo. Leggi tutto “Tra precariato e connivenza”

Condividi l'articolo sui social

Adolescenze

Scrivo, cancello, riscrivo, lo schermo del computer torna bianco, incurante dei fogli e foglietti su cui ho appuntato qualche frase nei ritagli di tempo scolastico sottratti alla noia di ripetitivi aggiornamenti e collegi docenti in cui vengono ratificate decisioni ben poco collegiali.
Osservo: il mezzo è il messaggio, il contesto rende decifrabile il contenuto. Per quanti dubbi mi attraversino, se accetto di scrivere su una rivista vuol dire che considero significativi i miei pensieri e se scrivo senza aver niente da dire significa che sono una 
presuntuosa arrogante esibizionista. Come molti della mia specie adulta.
Cerco di guardarmi con i loro occhi, ma è solo mia la severità del giudizio, rimasta inalterata dai quindici anni ad oggi. Leggi tutto “Adolescenze”

Condividi l'articolo sui social

A proposito di storia

Insegnare la storia: intanto invidio le maestre che sanno liberare se stesse, e i cuccioli che sono loro affidati, dal sussidiario. Come tutto il sapere anche il passato è lì, un labirinto aperto ad ogni domanda (e non è detto che la meta sia trovare una risposta) che si può percorrere scegliendo direzioni più o meno impervie, guidati dal buon senso di chi si accerta prima di tutto che ognuna/o abbia le scarpe giuste.
Alla scuola superiore libri che mi sembrano incommensurabili con le ore a disposizione appesantiscono gli zaini e i pensieri con un concentrato di nozioni che moltiplica in modo esponenziale le già numerose pagine a disposizione.
“La storia non serve a niente” afferma convinta Sabrina, la più studiosa dei miei bru-bru lisciando i capelli fino allo sguardo vagamente disgustato che si posa sul libro, “servono di più le discussioni”. Leggi tutto “A proposito di storia”

Condividi l'articolo sui social

Tempi di scuola

Iniziativa per la Giornata della Memoria: accompagno la mia classe, una quinta superiore, insieme alle altre dell’Istituto, al cinema. Abbiamo scelto “Il pianista”.
Già dopo i primi minuti nella sala nessuno fiata, avverto la tensione crescente in me e in loro come un sentimento che ci accomuna.
A metà film, mentre scorrono le immagini della deportazione dal ghetto, l’orologio mi ricorda il “cambio dell’ora”.
L’organizzazione scolastica ci prevede come semplici accompagnatori (e forse hanno fatto bene i due colleghi rimasti fuori dalla sala a chiacchierare!), sarebbe stato troppo complicato ristrutturare il lavoro di tanti insegnanti in questi tempi in cui l’orario è completo per tutte le cattedre e nessuno ha più ore “a disposizione”.
Mentre esco l’emozione si trasforma in una rabbia così profonda che temo di non saperla controllare. Leggi tutto “Tempi di scuola”

Condividi l'articolo sui social

Pensierini di inizio anno

Bru bru: nel mio lessico famigliare e il termine che indica gli incolti (vale per maschi e femmine) che non sanno di esserlo e anzi sono convinti di essere la specie superiore sulla terra e di questa specie il meglio; l’orizzonte mentale ha un raggio massimo di 15 Km e la visione è selettiva, ad esempio vedono le malefatte degli albanesi e trovano naturale l’evasione fiscale degli indigeni ricchi, sono convinti di essere brave persone e di saper distinguere con certezza il bene e il male, ma non conoscono assolutamente i testi sacri di riferimento; sono una specie in aumento e per tale caratteristica si spera che possano anche diminuire, non è facile però individuare i fattori che favoriscono l’accrescimento o la diminuzione e, quando individuati, operare in modo opportuno in relazione alla propria finalità. Leggi tutto “Pensierini di inizio anno”

Condividi l'articolo sui social

Famiglia-famiglie

Quand’ero piccola (ma non tanto da non essere già in grado di guardare e pensare il mondo) la famiglia era una variegata costellazione di persone adulte, zie, nonne e cugini di ambo i sessi prevalentemente, di diverso grado di parentela, che ruotavano nella vita dei miei genitori (e quindi mia) enunciando regole e percorsi obbligati in cui avrei dovuto incanalare il mio futuro di femmina.
Fece scalpore, a non so quale pranzo appunto di famiglia, una mia ingenua e limpida dichiarazione di preferenza per la condizione di prostituta che, rispetto a quella di moglie, mi sembrava di gran lunga più onesta e libera.
Avevo quattordici anni e nessuna conoscenza, esperienza, certezza, solo una grande curiosità e un sentimento di avversione profonda  per la rete, che a me sembrava ipocrita e meschina, di relazioni tra adulti dei due sessi di cui noi piccoli eravamo il frutto e l’investimento. Leggi tutto “Famiglia-famiglie”

Condividi l'articolo sui social