La contrattazione di genere: una visione per il possibile

Piattaforma per una contrattazione di genere: questo è il titolo che abbiamo dato a un testo elaborato nel 2017 da un gruppo nazionale dell’UDI al termine di un percorso, durato tre anni, che ha visto il momento culminante nel seminario “Lasciateci lavorare”, di cui sono disponibili gli atti.
A tre anni di distanza ci troviamo collocate nella discontinuità introdotta dal Covid19 e quindi in un tempo che richiede almeno la revisione e aggiornamento dei criteri con i quali ci siamo mosse nella politica.
Nella storia dell’Udi considero questo testo il punto d’arrivo di una lunga storia di contrattazioni efficaci che hanno contribuito a conquistare una democrazia paritaria, come si usa dire, vincendo la lunga lotta per l’emancipazione, parola che la mia generazione, le femministe degli anni ’70, ha compreso pienamente solo nell’età adulta, quando abbiamo imparato a conoscere e vedere le lotte delle donne e la loro lungimiranza dentro il contesto di epoche e leggi che, proprio grazie a loro, ci sono state risparmiate.
Il testo (allegato in fondo) è già di per sé il frutto di una contrattazione collettiva sul significato dei termini come sulle richieste e se da un lato rappresenta una significativa elaborazione dell’associazione dall’altro non ha trovato realizzazione per la mancanza di condizioni concrete che consentano davvero la contrattazione, che non può mai essere solo un atto unilaterale, una dichiarazione di piazza, un piano attuabile direttamente, ma ha bisogno di pratiche agite da soggetti dentro luoghi, istituzionali e sociali, e perfino privati.
Questo testo non ha trovato una sua utilizzazione concreta ed è stato di fatto accantonato, spero temporaneamente, anche dall’Udi, perciò mi assumo la responsabilità di rendere visibili alcuni pensieri sparsi che mi hanno accompagnata nel lavoro e che non ho avuto modo di condividere.
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BUON 2020

Non so se amo le tradizioni ma i giorni che segnano il tempo, pur assoggettati al mercato, ne rivendicano ancora il ritmo stagionale, sottraendoci allo scorrere e correre per restituirci a ciò che siamo.
L’insieme di feste, concentrate dalle varie tradizioni nel passaggio dell’anno, ci ricorda che siamo figli e figlie della luce, nate e nati da donna, viventi nel confine misterioso tra biologia e storia.
Possiamo sempre rinascere insieme, vivere il piacere di stare insieme, di esserci ed essere, persone che si prendono cura dei giorni, dei luoghi, delle relazioni. Si sceglie.
 
Auguro 
buoni giorni
e persone vicine
per quelli difficili
 
Rosangela

Né veline né vestali

“Donne manifeste”
per la manifestazione SE NON ORA QUANDO
in NOI DONNE, marzo 2011

Chi convoca una manifestazione ha generalmente il potere di farlo e cioè, al minimo, un luogo da utilizzare liberamente per un primo confronto di idee, mezzi per renderlo visibile e un potenziale consenso, dato dalla posizione sociale che occupa e dalla rilevanza politica che ne deriva.
Sono contenta che esistano donne autorevoli e che alcune di queste donne abbiano proposto a tutte di manifestare, dicendo implicitamente che da sole non ce la fanno, che senza di noi, visibili, nelle piazze e ovunque, le loro parole sono deboli, la cittadinanza dei loro pensieri più incerta, la loro visibilità più occultabile anche se vivono carriere di onesta raggiunta parità ai livelli più alti di responsabilità e accesso alle risorse. Leggi tutto “Né veline né vestali”

Clandestina

Scivoli lungo i muri alzati intorno ai nostri asfittici cuori, ogni giorno, ogni notte.

Sull’autobus, il metrò, la bicicletta, dentro le strade incerte dell’alba, oltre le periferie del tramonto, ai margini delle sfavillanti centrali del consumo, nel cono d’ombra dei nostri turpi mercati, in balia del caso o della carità, o del nulla se ti ammali, senza diritto alla giustizia perché la tua vita è aggrappata alle catene dell’ingiustizia.

Ringrazi per il lavoro nero, l’affitto nero, il buco nero in cui ti costringiamo ogni giorno e ogni notte, sollievo alle nostre miserie di malati e vecchie, mani e sorrisi sapienti, nenie d’altri tempi e terre, per i bambini che non abbiamo tempo di accudire, erede di quei gesti di cura necessari che noi donne ricche non sappiamo contrattare sulla bilancia delle grandi agenzie che stabiliscono il valore della vita. Leggi tutto “Clandestina”

GIORNI DI PALESTINA

Diario di viaggio 10 gennaio 2008


Sono stata in Palestina a natale, nelle vacanze di natale come diciamo noi insegnanti.

Sono tornata dalla Palestina muta, un silenzio che non riesco a rompere, un silenzio su cui s’incrostano come sempre i feroci ritmi quotidiani.

Feroci, uso parole inadeguate. Com’è andata mi chiedono, ma nessuna ha davvero voglia di ascoltare

Le fotografie che ho fatto sono ripetitive, muri macerie filo spinato.

Ho fotografato prigioni e gabbie perfino quando erano irrilevanti, fiori dietro la rete di un giardino, erba che cresce accanto a macerie come ce ne sono anche da noi. Ma quella è la Palestina. Un dolore che si rinnova dentro crescendo come una paralisi. Rinnova vecchi sogni in cui urlo in mezzo a tanta gente e nessuno ascolta.

Non riesco a dimenticare Nablus, forse perché era notte, forse perché eravamo passati a piedi da un check point , forse … Leggi tutto “GIORNI DI PALESTINA”

Corpo a corpo… Viaggio con Dolores Prato

Inedito di Rosangela Pesenti
 
In principio…

“Sono nata sotto un tavolino.” Così comincia una vita e una scrittura. La frase rappresenta un vero e proprio incipit nel libro di Dolores Prato pubblicato nel 1980 da Einaudi. Dolente l’autrice non chiude alla fine il tempo della memoria “Eravamo tutti inconclusi.” dichiara, lasciandoci sospesi in una malinconia senza rimedio.

L’altro libro, pubblicato quando lei non c’è più, ci rivela, già nella prima pagina, il dolore, di cui quella malinconia è la distillata saggezza degli anni. “(…) ero spezzata. Avevo spezzata me stessa quando spezzai il pettine.”1 dice a proposito della decisione irrevocabile di metterla in collegio.

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