Quale rapporto tra donne e nonviolenza? (2007)

Alle storiche il compito di raccontare quando dove e come le donne, non astratti soggetti filosofici ma concrete e viventi, hanno ricomposto lacerazioni, ricostruito condizioni di sopravvivenza, conservato sistemi, ambienti, persone, culture, utilizzando quei gesti di cura affinati nel corso di una lunga, varia, creativa e sofferta storia di divisione del lavoro tra produzione e riproduzione della vita della specie umana. Leggi tutto “Quale rapporto tra donne e nonviolenza? (2007)”

La violenza di cui non parliamo

Acqua, aria, terra e riproduzione della specie: sono gli elementi dell’ecosistema che per noi umani costituisce la vita.
L’economia, che pure significa casa e quindi gestione dell’abitare umano, diventata scienza nell’età del capitalismo, considera solo la terra nel paradigma della ricchezza, eppure dell’aria parlano, nei loro incontri, i potenti che si spartiscono i territori, le guerre per l’acqua sono già cominciate e quella per il dominio sulla riproduzione della specie è antica di qualche millennio, dichiarata dagli uomini che hanno inventato gli eserciti come forma dell’agire, articolata nelle strutture sociali dell’arruolamento di uomini, ma anche di donne, a sostegno dei pilastri di una gerarchia sociale che si fonda sulla relazione impari tra i sessi e da questa produce la forma mentis in cui, di volta in volta, possono crescere e proliferare tutte le ideologie e pratiche discriminatorie.
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Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo[1]

Ricordo i versi di Montale perché a me hanno regalato, quando ero molto giovane, la forma in cui esprimere il mio essere alla ricerca di una strada, dichiarando però chiaramente quale non volevo percorrere.

Non sempre la negazione è negativa (e scusate il gioco di parole), nei versi di Montale testimonia l’umanità del dubbio, il coraggio della sottrazione, in tempi in cui vigeva il conformismo della dichiarazione altisonante di sé. Leggi tutto “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo[1]”

Non si tratta solo di linguaggio

Salgono sull’autobus spintonandosi, si interpellano usando insulti che mi fanno rabbrividire, e ridono; alla fermata uno ha scatarrato e sputato per terra, come facevano alcuni uomini nella mia infanzia (severamente ripresi e stigmatizzati dalle donne come sporcaccioni), alla fermata successiva i due maschi cercano di impedire la salita a una signora anziana, mentre le ragazze li incitano “dai lascia giù la vecchia”, e ridono. La signora riesce a salire e resta contro la porta chiusa, schiacciata dal muro delle loro schiene; li invito a spostarsi nel miglior modo possibile, come se non si trattasse di un’azione consapevolmente agita, fanno finta di non sentire, cerco i loro occhi e sorrido, abbassano i loro. Non provo rabbia, solo preoccupazione, un sentimento che li imbarazza; lasciano un po’ d’aria alla signora e riprendono con gli insulti reciproci come per tenersi in contatto e continuare a far muro contro il resto del mondo; una ragazza tace, mi guarda di sottecchi, ma non osa sottrarsi e fa una mezza risata, che le riesce malissimo. Leggi tutto “Non si tratta solo di linguaggio”

Violenza: mi sono persa qualcosa?

Non leggo i giornali tutti i giorni e per fortuna, come milioni di donne italiane, sono lontana dal dibattito giornalistico che crea e coltiva i suoi personaggi anche quando hanno ben poco di significativo da dire, ma oggi non posso tacere.
All’inizio degli anni ’90 alcune femministe-doc, quelle ascoltate nelle sale, interpellate dai giornali e perfino riconosciute dall’accademia, decretarono che il patriarcato era morto, dovevamo smetterla di raccontare le nostre tribolazioni e sventolare invece i tanti successi che potevano costellare le nostre vite, bastava lo volessimo. Leggi tutto “Violenza: mi sono persa qualcosa?”

Tolleranza

Mi è capitato stamattina di rubare involontariamente il parcheggio. L’auto era ferma con la freccia per uscire, così ho interpretato, in modo evidentemente errato, e la giovane donna mi ha rimproverata con voce dura, mantenuta anche dopo le mie scuse come se fossi un’incorreggibile ragazzina, anzi di più, una volgare approfittatrice. Le mie scuse e l’evidente imbarazzo non hanno scalfito la coscienza adamantina del suo diritto. doveva farmi vergognare di me stessa e io mi sono vergognata e scusata. Mi sarei vergognata ancora di più di spiegarle che comunque ero già stata lì due volte il giorno precedente e me n’ero andata via, perché non avevo trovato  parcheggio e non sono in grado di camminare per lunghi tratti per un problema alle gambe. Leggi tutto “Tolleranza”

Della violenza sulle donne

28 novembre 2009

Scrivo, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne e della manifestazione nazionale, non solo perché il fenomeno è di tale gravità che consideriamo un successo delle nostre lotte la giornata istituita da dieci anni per ricordarlo e purtroppo niente in questo momento ci fa pensare che si tratti di un appuntamento temporaneo.

Non solo perché in un paese che ha scelto di fondare sulla democrazia il proprio patto di convivenza, ogni cittadina e cittadino adulto è chiamato a concorrere con la sua individuale preziosa libertà di parola e di azione alla cancellazione della violenza come modo per regolare i conflitti, di qualsiasi natura. Leggi tutto “Della violenza sulle donne”

Difendere la legge 194

La periodica aggressione nei confronti della legge 194 rappresenta l’indicatore più evidente del progressivo degrado della vita politica, così come il costante attacco all’applicazione della legge stessa favorisce e s’intreccia con quella crescente violenza sulle donne che segnala il degrado della vita civile.

Le donne rispondono con mille forme di resistenza quotidiana e con la visibilità del multiforme mondo dell’aggregazione femminile, come abbiamo visto nell’ultima manifestazione.

Sappiamo tutte però che non basta. Leggi tutto “Difendere la legge 194”

Sicurezza

Dall’albero degli zoccoli[1]al reddito pro-capite tra i più alti d’Italia, il paese in cui vivo, simile ai tanti in cui è sbriciolata la popolazione della provincia di Bergamo, è passato dalla condivisione quotidiana della vita di cortile alla moltiplicazione di recinzioni muri cancelli inferriate sbarre e sistemi d’allarme.

Proprio al centro di questo paese, che non è nato da un piano urbanistico, ma dal progressivo intersecarsi di passaggi nell’originario agglomerato di quattro o cinque cascine, una della strade centrali, la più antica, è accompagnata su un lato da una lunga alta barriera di ferro su cui la fantasia grottesca del proprietario ha fatto affiggere per ben sei volte a distanza di due metri un cartello giallo fluorescente con la scritta “Attenzione. Cani da guardia addestrati sorvegliano questa zona, è molto pericoloso avvicinarsi“.

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Quale festa per la Repubblica?

La stanchezza mi tiene a letto più del solito e mi vedo tutta la parata militare per la festa della Repubblica.

Che tristezza!

Se la rappresentazione simbolica della Stato resta ferma all’esaltazione dell’esercito, come nell’Ancien Régime, le istituzioni  democratiche non possono che uscirne mortificate e la società di conseguenza non può che arretrare sul piano della convivenza civile.

A scuola insegno che il sistema fiscale, l’amministrazione della giustizia e l’organizzazione dell’esercito fondano lo Stato formato dai sudditi, mentre la scuola, la sanità, la pubblica amministrazione sono le istituzioni che consentono di avviare il processo di passaggio alla cittadinanza. Lo Stato non come luogo difeso ai confini, ma come territorio sul quale abitiamo governato da un patto solidale fondato sull’esercizio dei diritti e tra questi il lavoro, l’istruzione e la salute sono quelli che caratterizzano meglio la vita della democrazia. Leggi tutto “Quale festa per la Repubblica?”