Rosangela Pesenti

  

Articoli e Saggi

Una vita in forma di dialogo

Recensione del libro:

Veronica Giuseppe (a cura di), Una vita in forma di dialogo. Marcella Balconi (1919-1999), Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola “Pietro Fornara”, 2009, p. 153

di Rosangela Pesenti

in “Su la testa” aprile 2010

“Il dialogo è il battito cardiaco dell’esistenza umana” ricorda Louise Kaplan[1], e davvero è questo il ritmo che si avverte nella vita intera di Marcella Balconi, che il libro vuole restituirci, almeno in parte, nella forma di una narrazione a più voci, quasi a ricostituire un cerchio di affettuosa intelligenza intorno ad un vuoto  che non diventa assenza, proprio grazie all’eredità lasciata a quelli che l’hanno conosciuta.

Leggendolo scopriamo anche noi il cammino di crescita e straordinaria ricerca interiore di una donna che esprime la sua testimonianza di libera coscienza già da ragazzina, con la fuga dal collegio, prima del decisivo impegno nella Resistenza antifascista che sarà poi solo l’inizio di un lavoro politico costantemente intrecciato con la professione di pediatra, psichiatra e psicoterapeuta.

Forse proprio dall’episodio dell’attentato fascista al padre, costato la vita ad un giovane operaio, quando lei ha solo tre anni, il cui ricordo riaffiorerà solo più tardi, comincia la sua personale capacità di fronteggiare situazioni difficili, dentro una famiglia che resiste al regime, salda nelle proprie convinzioni e abitudini libertarie e democratiche.

Una capacità di affrontare ed elaborare il dolore che la soccorre nei momenti duri dei tanti lutti per la morte di compagni e amici durante la guerra, tra i quali il fidanzato Cino Bonfantini, come lei medico cresciuto alla scuola di pediatria del prof. Fornara, e che certo non è estranea alla sua costante attenzione per i bambini: i piccoli pazienti, ma anche quelli che hanno bisogno del servizio mensa nel dopoguerra affamato.

Una capacità personale che diventa competenza, affinata negli studi, ma anche nei tanti incontri umani che testimoniano il suo modo di essere sempre “in dialogo”, intrecciando vita professionale e impegno politico, come raccontano le tante voci del libro tra memorie di traguardi pubblici e di luoghi quotidiani: in prima fila come deputata del P.C.I. per la riforma sanitaria, così come lo era stata nell’immediato dopoguerra per gli asili-nido e l’assistenza alle madri, Marcella Balconi non dimentica le sue convinzioni nemmeno in occasione dei successi professionali, come quando nel 1953 rinuncia ad aderire alla Società Psicanalitica Italiana come membro ordinario e sceglie invece la posizione di membro associato, perché le sembra inconcepibile che l’analisi sia un lusso riservato a pochi.

Nel libro, breve e intenso, corredato da precisi e utili riferimenti bibliografici, l’esperienza della Resistenza al fascismo è la luce che sembra illuminare le vite e guidare le generazioni, quelle degli adulti che sopportano il peso del regime imperante nel ventennio, ricostituendo continuamente le condizioni di vivibilità del quotidiano, e quella dei giovani, come Marcella e i suoi amici, che da quel terreno fecondo traggono alimento per scelte autonome nella vita, nel lavoro, nella politica.

 

Una storia di luoghi e relazioni, anche di quella borghesia intellettuale e delle professioni ancorata saldamente ai valori della giustizia sociale come unica dimensione possibile di un’autentica libertà dell’essere che oggi appare più che sconfitta, quasi scomparsa.

Un’operazione della memoria, necessaria e utile certamente a chi vi si accosta come autore o come lettore, diversa ma simile a quella con cui Marcella stessa concluse la sua vicenda resistenziale proprio raccogliendo i documenti biografici dei tanti amici che vi avevano perso la vita, trovando in questo incarico quella necessità di lavorare per il futuro delle giovani generazioni che sarebbe stato lo scopo di tutta la vita.

E proprio in questo momento, in cui ci sentiamo precipitare dal vociare confuso al mutismo solitario e senza appigli, forse questo piccolo libro ci aiuta a ritrovare le forme sociali del dialogo che dal piacere e curiosità del ri-conoscersi ricostituisce la possibilità di condividere il mondo e la sua cura.

 


[1] Louise J. Kaplan, Voci dal silenzio, Raffaello Cortina Editore, Milano 1996, p. 13