Sette femminicidi e qualche connessione

Cinque donne uccise in due giorni, sei in una settimana, più un’altra fanno sette.
Ma non è un’emergenza.
È l’esito di una cultura delle relazioni tra i sessi che a fatica decenni di lotte del Movimento delle donne hanno cancellato almeno dalle leggi, dove permaneva nelle sue forme più vistose l’interdizione delle donne ai diritti civili e sociali perfino dopo aver acquisito quello politico del voto attivo e passivo.
L’esito di una cultura rimasta intatta nella trasmissione scolastica, nella ricerca universitaria, rilanciata negli anni Novanta quando si decretò l’inutilità del femminismo e alle donne si proponeva un’emancipazione imitativa in nome di una libertà che sembrava raggiunta solo perché declamata e alle giovani veniva proposta la mercificazione del corpo come inveramento massimo di quella libertà di disporne che non si chiamava più autodeterminazione nelle scelte, ma possibilità di uso del corpo nel libero scambio. Lo stesso libero scambio per il quale il lavoro femminile è da acquisire gratuitamente attraverso la forma famigliare, o contrattabile solo nelle forme asservite al sistema, e l’intelligenza delle donne può trovare spazio nelle quote di cooptazione che non intaccano le complesse procedure delle istituzioni.
Non è un’emergenza perché è strutturale. La novità che siamo riuscite a imporre è la visibilità di questo fenomeno che ha accompagnato la formazione dello Stato nazionale perché legittimato dalle leggi fino alla nascita della Repubblica italiana, nata dalle lotte delle donne quanto da quelle degli uomini, con la differenza che le donne hanno lottato per costruire una democrazia inclusiva di tutti.
Finalmente il fenomeno del femminicidio è entrato anche nelle parole del Procuratore generale nella sua relazione all’apertura dell’anno giudiziario, anche se ha parlato di assassini di donne perché la parola femminicidio sarebbe stata un passo troppo coraggioso.
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Della violenza sulle donne

28 novembre 2009

Scrivo, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne e della manifestazione nazionale, non solo perché il fenomeno è di tale gravità che consideriamo un successo delle nostre lotte la giornata istituita da dieci anni per ricordarlo e purtroppo niente in questo momento ci fa pensare che si tratti di un appuntamento temporaneo.

Non solo perché in un paese che ha scelto di fondare sulla democrazia il proprio patto di convivenza, ogni cittadina e cittadino adulto è chiamato a concorrere con la sua individuale preziosa libertà di parola e di azione alla cancellazione della violenza come modo per regolare i conflitti, di qualsiasi natura. Leggi tutto “Della violenza sulle donne”