Quello che ho visto in America

Ho visto una vittoria delle donne, una vittoria costituita da presenze di donne protagoniste, non comparse, non ancelle, non vestali, non una sola, donne vive ed evocate, di cui è consapevole Kamala Harris che rinnova il ricordo delle donne, e delle lotte, citandole nelle tante appartenenze fissate dalla storia in parole che segnano i colori della pelle, la provenienza territoriale, l’origine plurietnica, il riconoscimento dei fatti per le native, sempre sconfitte ma non vinte.
Ricordandole insieme ha ripassato in poche parole le sfaccettature, anche politiche, del movimento, cresciuto e continuamente rinato negli ultimi trecento anni, che ha cambiato pacificamente il mondo nel Novecento, secolo di guerre, dittature feroci e stermini.
Citando le donne venute prima di lei ha reso visibile quel lunghissimo tenace lavoro, sempre invisibile, di cui è consapevole di rappresentare l’esito e, ci auguriamo, il punto di non ritorno.
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Dallo Spirito Santo all’asterisco

Dallo Spirito Santo all’asterisco, ciò che conta è oscurare il femminile?
 
Premessa
Le donne mettono al mondo i bambini e le bambine: li sentiamo crescere dentro di noi e trasformarsi da un grumo di cellule in potenzialità umana, l’abbiamo definito miracolo della vita e la scienza ci dice come accade, anche se siamo solo agli inizi, ma non spiega il perché accade e questo perché è dentro la storia profonda dei millenni che portiamo scritti nel Dna, in quell’impasto che si fa immediata storicità e di cui non abbiamo ricordo consapevole ma conserviamo memoria vitale.
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Quando la luce ci abbaglia

Quando la luce ti abbaglia per vedere davvero devi guardare nella penombra.
Questa è la frase emersa nella mia vita in questi giorni, mentre si conclude il 2020 e come ogni anno la luce si fa più breve nella giornata, qui dove abito, mentre noi ci prepariamo a festeggiarla con riti antichi e nuovi.
Siamo abituati da anni alle luci abbaglianti nei luoghi del consumo, luci che ci guidano al consumo disegnando i tracciati di ogni vita in un’apparente uguaglianza tra chi ha potere sulla merce, chi possiede la merce, chi è servizio alla merce, chi è sfruttato dalla merce, chi aspira alla merce.
L’irruzione del Covid 19 ha inceppato gli ingranaggi ma noi siamo ancora accecate e accecati dalla luce che abbaglia.
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Giornate

Faccio ogni giorno un piccolo lavoro
vivo con decoro
il limite diventa azione
sfaccendare di mani
e di pensieri
mentre esploro il recinto sfuggente
delle ragioni incerte
sorprendenti metamorfosi di parole
nel callo che non duole
di domande inevase
cimase poetiche
nelle finiture di abiti dismessi
e imbastiture smemorate
Pelle e cuore si fanno resistenti
camminano indenni sulle ore
avvolgendo i cedimenti interiori
scantonano gli amori renitenti
e ciò che resta basta
al vivere dimesso dei miei tempi

Quaderno per idee matte e strampalate

Vorrei un’idea strampalata
appesa al lampadario
come un’acchiappasogni
un’ombra leggera
una fata
che danza nelle ore
una giovane ragna che tesse
un’idea da tagliare e cucire
per l’intera giornata
un’idea che lasci tra le mani un librino
soffice come un cuscino
su cui chiudere gli occhi la notte
un’idea di quelle matte matte
da spedire intorno
perché facciano saltelli di gioia
i cuori appesantiti
un’idea che ripulisca i pensieri
dalla rabbia
un’idea dolce come una crostata
appena uscita dal forno

Paesaggio 2011

Il velo di nebbia è l’organza
distesa sui prati
e una seta leggera slavata
sul fondo del cielo
la chioma degli alberi spogli
disegno dell’ago sul tulle
trapunto sul tronco scurito
da un filo infittito
il verde posato sui sassi
è lanugine,  un golf consumato
dai buchi si affaccia il colore
velluto di giacche maschili
e robusto fustagno
il verde è la cura di mani gentili
calore di lana pensosa
passata per lucidi aghi fruscianti
una casa è un fermaglio
una spilla da balia e un bottone
saltella la mente
distratta da un vecchio portone
un brivido della memoria
è tutto il paesaggio che scorre
nel grigio del tempo e del treno
che corre