21 marzo 2021 Doni

L’ibisco offerto
dalle tue mani di bambina
fiammeggia ogni mattina
nuovo, tra il verde cupo delle foglie
orlate da un ricamo puntuto e lieve
come le tue dita
e la tua scrittura compita
Fiorisce così ogni giorno il tuo respiro
mentre cresci
e a lungo sono stata accanto a te tremante
ad ogni smarrimento
per quel rischio che corri della vita
ti vorrei a lungo eterna
dopo la mia dipartita

L’ECONOMIA TRA CANCELLAZIONE E SFRUTTAMENTO DELLE DONNE (2015)

Relazione al Seminario nazionale dell’UDI: LASCIATECI LAVORARE
ROMA 8 maggio 2015
(pubblicato negli Atti: Lasciateci lavorare)
 
Parto da un’osservazione sedimentata nella cultura popolare femminile dentro cui sono cresciuta: mia madre ripeteva spesso, in dialetto bergamasco, che se una donna resta vedova rifiorisce, se un uomo resta vedovo si riempie di pidocchi.
I pidocchi erano il segno dell’abbandono di sé, della mancanza di cure, non della povertà ma proprio dell’incapacità di prendersi cura di sé.
Ora possiamo aggiornare l’osservazione popolare con la realtà del tempo di crisi, che vede la perdita del lavoro da parte di uomini e donne, spesso ancora lontani dalla pensione solo per l’innalzamento dell’età minima come requisito.
Quando gli uomini non lavorano rappresentano un problema sociale: ciondolano qua e là, si deprimono, bevono, si suicidano, pochi si dedicano al volontariato e pochi fanno i nonni.
Se le donne non lavorano, cioè se non vengono registrate come lavoratrici dai criteri del mercato del lavoro, in realtà sono sempre occupate. Non esiste la categoria del “ciondolamento” e le donne che non lavorano sono tutte variamente occupate in lavori della riproduzione famigliare e/o sociale, cioè fanno le nonne, le figlie accudenti, si impegnano nel volontariato sociale, si occupano del piccolo collettivo umano entro cui vivono e della manutenzione degli spazi, sia quelli privati che quelli sociali, di enti associazioni parrocchie luoghi di culto vari. Attività che s’innestano, spesso senza soluzione di continuità, con il lavoro nero di accudimento/manutenzione domestica, accudimento di bambini e anziani, assistenza di vario tipo.
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Va in scena la guerra: miti, riti, uniformi e resistenze di donne dietro al fronte (1915-1918)

Rosangela Pesenti

 
Abstract
 
La guerra unifica in un corpo maschile compatto ciò che il tempo di pace divide e le donne vengono assoggettate ai ruoli di servizio, diventando le tessitrici di un immenso apparato di riparazione dei corpi e dei territori feriti.
Viene rilanciato il mito della complementarietà dei generi e sarà l’immagine della crocerossina a completare il grigioverde del soldato, soprattutto quando l’enorme quantità di feriti richiederà, oltre al potenziamento delle strutture ospedaliere, la produzione di immagini rassicuranti finalizzate al contenimento emotivo di ogni dubbio sul valore della meta finale.
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8 marzo 2021: attesa

L’8 marzo e tutti i giorni dell’anno
 
Ogni donna può dire di sé:
sono figlia di una grande storia
Possiamo ricordarlo sempre
Possiamo ricordarlo insieme
 
Possiamo ricordare ogni donna
che ci ha messe al mondo
ogni donna che ha camminato
vicino a noi
ogni donna che ci ha nutrite
 
Ricordiamo
Ascoltiamo


Voglio ricordare Lidia Menapace
nel primo 8 marzo della sua assenza
 
Voglio ricordare mia mamma nata il 7 marzo
che mi ha regalato una lingua madre
difficile misteriosa meravigliosa
 
Voglio ricordare la donna che sono stata
perché lei,
sempre sconfitta e mai vinta
con le sue lotte, la sua tenacia, la sua ricerca
mi consente di essere oggi quella che sono,
una vecchia donna che guarda il mondo
con tenerezza e indignazione,
passione e compassione,
curiosità, disincanto e speranza
 
 
Continuo a pensare che le donne
possono cambiare il mondo in un momento
se hanno il coraggio di affermare
quello che vogliono davvero
senza finzioni
senza mediazioni avvilenti
senza onnipotenza e senza impotenza
attente, vigili, prudenti, audaci
oneste, solidali e vicine
anche lontane
 
Chi vuoi ricordare?
Per chi vuoi lottare?
Che cosa vuoi per te?
 
Nel confuso vociare del presente,
la parola che può dire nasce dal silenzio
                              
Rosangela 2021

Sentimenti dall’anno che è passato

Forse cominciamo cautamente a uscire, ma io lavoro ancora da casa perché l’uso di internet consente di abbattere i costi, i tempi, le fatiche, e favorisce la possibilità di partecipazione.
L’anno scorso scrivevo Parole da casa. Come sempre molte delle cose scritte non le ho messe sul blog. Recupero tra i tanti un pezzo scritto in ottobre 2020 perché l’amore non deve essere nascosto, anche se ha i suoi sospiri.
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Noi, partorite dal nostro passato

Siamo cresciute nella miseria dei pensieri
eppure sappiamo generare la ricchezza delle parole
hanno imbrigliato i nostri corpi
e deformato ogni specchio
eppure abbiamo imparato a riconoscerci
ci hanno separate con le pareti della diffidenza
e noi abbiamo teso mani generose
ci hanno indirizzate alla meschinità dello sguardo
e noi coltiviamo pensieri soccorrevoli
ci hanno invitate nei circoli esclusivi
dell’arroganza definita forza
e noi abbiamo trovato la forza di ridere
e ridere di loro
ci hanno aperto le porte di servizio
per diventare caricature di noi stesse
e noi siamo fuggite a coltivare giardini
ci hanno piegate alla modestia
e noi abbiamo usato la pazienza per aprire ogni piega
ci hanno negato la storia delle madri
ci hanno separate dalle figlie
ci hanno addestrate alla diffidenza
e noi abbiamo superato ostacoli, distrutto muri, varcato abissi
abbiamo strappato gli involucri accattivanti della menzogna
hanno occupato i nostri spazi, pensieri, cuori
noi abbiamo affrontato le bufere tenendoci per mano
libereremo la terra camminando insieme
ci hanno confinate nell’oscurità
ma noi non temiamo il buio
conosciamo la strada per venire alla luce

Dallo Spirito Santo all’asterisco

Dallo Spirito Santo all’asterisco, ciò che conta è oscurare il femminile?
 
Premessa
Le donne mettono al mondo i bambini e le bambine: li sentiamo crescere dentro di noi e trasformarsi da un grumo di cellule in potenzialità umana, l’abbiamo definito miracolo della vita e la scienza ci dice come accade, anche se siamo solo agli inizi, ma non spiega il perché accade e questo perché è dentro la storia profonda dei millenni che portiamo scritti nel Dna, in quell’impasto che si fa immediata storicità e di cui non abbiamo ricordo consapevole ma conserviamo memoria vitale.
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Quando la luce ci abbaglia

Quando la luce ti abbaglia per vedere davvero devi guardare nella penombra.
Questa è la frase emersa nella mia vita in questi giorni, mentre si conclude il 2020 e come ogni anno la luce si fa più breve nella giornata, qui dove abito, mentre noi ci prepariamo a festeggiarla con riti antichi e nuovi.
Siamo abituati da anni alle luci abbaglianti nei luoghi del consumo, luci che ci guidano al consumo disegnando i tracciati di ogni vita in un’apparente uguaglianza tra chi ha potere sulla merce, chi possiede la merce, chi è servizio alla merce, chi è sfruttato dalla merce, chi aspira alla merce.
L’irruzione del Covid 19 ha inceppato gli ingranaggi ma noi siamo ancora accecate e accecati dalla luce che abbaglia.
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