Giornate

Faccio ogni giorno un piccolo lavoro
vivo con decoro
il limite diventa azione
sfaccendare di mani
e di pensieri
mentre esploro il recinto sfuggente
delle ragioni incerte
sorprendenti metamorfosi di parole
nel callo che non duole
di domande inevase
cimase poetiche
nelle finiture di abiti dismessi
e imbastiture smemorate
Pelle e cuore si fanno resistenti
camminano indenni sulle ore
avvolgendo i cedimenti interiori
scantonano gli amori renitenti
e ciò che resta basta
al vivere dimesso dei miei tempi

Quaderno per idee matte e strampalate

Vorrei un’idea strampalata
appesa al lampadario
come un’acchiappasogni
un’ombra leggera
una fata
che danza nelle ore
una giovane ragna che tesse
un’idea da tagliare e cucire
per l’intera giornata
un’idea che lasci tra le mani un librino
soffice come un cuscino
su cui chiudere gli occhi la notte
un’idea di quelle matte matte
da spedire intorno
perché facciano saltelli di gioia
i cuori appesantiti
un’idea che ripulisca i pensieri
dalla rabbia
un’idea dolce come una crostata
appena uscita dal forno

Paesaggio 2011

Il velo di nebbia è l’organza
distesa sui prati
e una seta leggera slavata
sul fondo del cielo
la chioma degli alberi spogli
disegno dell’ago sul tulle
trapunto sul tronco scurito
da un filo infittito
il verde posato sui sassi
è lanugine,  un golf consumato
dai buchi si affaccia il colore
velluto di giacche maschili
e robusto fustagno
il verde è la cura di mani gentili
calore di lana pensosa
passata per lucidi aghi fruscianti
una casa è un fermaglio
una spilla da balia e un bottone
saltella la mente
distratta da un vecchio portone
un brivido della memoria
è tutto il paesaggio che scorre
nel grigio del tempo e del treno
che corre

Facebook: scrivere tra dissipazione e conservazione

Scrivo in forma immediata e senza correzioni solo nei miei quaderni privati, per Facebook scrivo prima su un foglio word e poi copio, spesso cancello e basta perché mi chiedo sempre se quello che scrivo abbia senso, anche se i miei post sono letti da poche persone e non farebbero gran danno.
All’inizio del 2019 ho ritrovato un foglio con due post del 2015, misteriosamente salvati dal mio rigoroso contrasto all’accumulo, e ho deciso di conservare quello che avrei scritto in un file unico (un tempo era la brutta copia).
Non è tutto, ormai mi capita di scrivere direttamente e non so se sia il pensiero ad essersi affinato o se sono stata colonizzata dall’algoritmo.
Metto a disposizione i miei trafiletti nell’ordine temporale che ha il suo inizio nel presente.
La vita è perdita ma vivendo lavoriamo misteriosamente anche contro la dispersione. Contro la dissipazione mi dedico alla modesta attività del riciclo.
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Se dico casa … 2013

Se dico casa
dico cose
fioriture screziate di rose gialle
e pigri maggiolini
bave lucenti di lumaca
nel sottobosco minuscolo
di un solo biancospino
il cucù
che sparisce nella sua porticina
la bambina che esce sul poggiolo col sole
e d’inverno torna nella sua casina
 
Se dico casa
dico bucati
profumo di sapone nei mastelli
e braccia femminili a torcere lenzuola
immagino serve e serve nei castelli

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Collettive: il filo rosso delle donne di Lecco

Lecco è una piccola deliziosa cittadina lombarda dove sono stata invitata per varie iniziative  fin dagli anni ’80 del secolo scorso, quindi conosco molte donne a Lecco.

Mi sono emozionata quando Enrica Bartesaghi e Tita Papini, appena conosciute, sono venute a trovarmi e mi hanno illustrato il loro progetto di ricostruire in una mostra la storia del movimento delle donne a Lecco.

Il filo rosso, l’hanno intitolata e il significato è espresso molto bene dalla presentazione di Enrica nel libro che raccoglie tutti i testi della mostra, per ora rimandata a causa del Covid19. 

Considero un grande riconoscimento che mi abbiano chiesto di scrivere l’introduzione al libro, in attesa della realizzazione della mostra e di poterla commentare in presenza, come si dice ora. Intanto se avete occasione cercate questo libro.

COLLETTIVE 
Introduzione in Il filo rosso, Storie del movimento delle donne a Lecco, 2020

L’incontro collettivo gioioso, ironico, arrabbiato. E profondo, leggero, curioso, straziante, intimo, orizzontale: collettivo. E svelante, diffidente, impegnato, creativo, imprevisto, lungimirante, presente … e sempre collettivo: questo è stato il femminismo degli anni Settanta.
Fu la stagione dei collettivi e per noi la collettività era una visione dell’esistere come donne, una visione che allargava lo spazio angusto delle nostre vite e sosteneva con la sua aura il più piccolo sperduto gruppo che si riuniva nel più piccolo sperduto paese della nostra lunga penisola.
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